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Marsilio e Verì: conti in pareggio, la pandemia ci costa 150 milioni 

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La Regione mostra i numeri del consuntivo 2021 da oltre 2 miliardi e mezzo di costi ma identici ricavi Il centrosinistra: falso, per il ministero il deficit è strutturale. Rinunciano alle cure per le liste d’attesa 

di Luca Tomassoni

«Nessun buco, il bilancio della Sanità abruzzese è in pareggio, lo conferma il ministero, e sarebbe addirittura in avanzo se non ci fosse stato il Covid», dice con orgoglio la Regione, secondo cui la gestione del virus nel 2021 è costata 155 milioni di euro. «No, il deficit c’è, è strutturale, e lo dicono i documenti, mentre il pareggio è “autocertificato”», replica l’opposizione di centrosinistra. É quindi tutt’altro che sopita la regina di tutte le polemiche politiche in consiglio regionale, quella sullo stato di salute della Sanità, che ha corso – e quindi corre ancora – parallelamente al saliscendi dei contagi e dei ricoveri della pandemia.

L’ultima puntata nella giornata di ieri. Cominciata con la conferenza stampa all’Aquila in cui la Regione ha sciorinato i dati del terzo bilancio – quello del 2021 – in pareggio, scatenando la reazione dell’opposizione. In conferenza, a fornire i numeri è stato il dirigente del Dipartimento Salute Ebron D’Aristotile, con la presenza del direttore dell’Azienda sanitaria regionale Pierluigi Cosenza. Tra loro al tavolo, a mettere il cappello politico e a ribattere a mesi di polemiche del centrosinistra, c’erano il governatore Marco Marsilio e l’assessore competente in materia Nicoletta Verì.

I NUMERI DELLA REGIONE

«Se non avessimo dovuto procedere al ripiano dei 155 milioni di euro per le maggiori spese sostenute per far fronte al Covid, nel 2021 il bilancio del sistema sanitario regionale non si sarebbe chiuso semplicemente in pareggio, ma avrebbe registrato un avanzo di oltre 50 milioni di euro», ha detto Verì.

Quindi i numeri. Secondo le slide, la Sanità regionale l’anno scorso ha avuto un risultato di gestione in negativo di soli 660mila euro. Briciole, in conti che parlano di oltre due miliardi e mezzo di costi e altrettanti di ricavi. Quindi le spese legate alla pandemia: degli oltre 155 milioni di euro destinati nel 2021 alla gestione dell’emergenza Covid, 73 utilizzati per le assunzioni di personale a tempo indeterminato e determinato, 31 per i tamponi, 22 per la campagna vaccinale, 19 per l’acquisto di servizi esterni (prestazioni aggiuntive dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e dagli erogatori privati.

«A fronte di questi costi, i contributi aggiuntivi stanziati direttamente dal ministero ammontano a 31 milioni e mezzo di euro», ha commentato Marsilio, «è evidente, quindi, che solo grazie al potenziamento della governance regionale e all’apporto e sostegno delle Asl, siamo riusciti nella tempesta a condurre in porto la nave senza danni».

L’affondo politico

Dopo i numeri, l’attacco all’opposizione di centrosinistra. «È il terzo anno consecutivo che i ministeri certificano il pareggio dei nostri bilanci ed è la migliore risposta ai tanti attacchi strumentali che ciclicamente arrivano dalle opposizioni, che favoleggiano di inesistenti 107 milioni di perdite e di spesa sanitaria fuori controllo», ha detto Marsilio, continuando: «La verità è che i conti della sanità sono in ordine, anche dopo due anni di pandemia. E lo sono grazie a un lavoro iniziato immediatamente dopo il nostro insediamento, quando abbiamo assegnato un dirigente esperto alla Gsa, il cuore della gestione sanitaria, che fino a quel momento era stato un ufficio dimenticato, senza neppure una titolarità».

L’assessore Verì: «In questi anni il governo regionale ha messo in campo anche una serie di iniziative per centrare l’equilibrio economico-finanziario strutturale del sistema sanitario. Azioni volte ad efficientare i costi delle Asl. In quest’ottica è stato implementato un sistema di controllo a livello regionale con l’istituzione dei tavoli di monitoraggio aziendali a frequenza bimestrale o trimestrale in cui, in caso di prefigurazione di risultati negativi a fine anno, i direttori generali aziendali devono presentare un piano di rientro dei propri costi e illustrare le manovre che intendono applicare. Sono stati affidati compiti specifici agli audit aziendali per verificare la congruità dei fondi relativi ad accantonamenti per contenziosi e c’è un monitoraggio costante per verificare l’utilizzo delle risorse dedicate alla riduzione delle liste di attesa. Iniziative finalizzate non ad apportare tagli lineari ai costi della sanità, ma a una gestione del servizio sanitario più responsabile e pronta a dare risposte immediate ai cittadini».

IL CENTROSINISTRA REAGISCE

Immediata la replica del centrosinistra. «“In Abruzzo va tutto bene”, dichiara Marsilio. Eppure da tre anni l’Abruzzo non ha piano e rete sanitaria; non può spendere le risorse in cassa e in dote perché non ha fatto la necessaria programmazione; in tre anni migliaia di abruzzesi in più vanno fuori, aumentando la mobilità sanitaria passiva e quelli che restano sono costretti a liste di attesa tanto lunghe che molti rinunciano persino a curarsi: questi sono fatti certificati anche dal verbale dei tavoli di monitoraggio ministeriale che dice chiaramente che la Regione Abruzzo, in base ai documenti prodotti, ha un deficit strutturale in crescendo e strumenti per affrontarlo inefficaci a vincerlo»: così si legge nella nota congiunta dei gruppi di Partito democratico, Legnini Presidente, Abruzzo in Comune e Gruppo Misto: «un deficit che Marsilio oggi nega o dimentica, anche se è stato oggetto di più di una riunione voluta dallo stesso presidente, interna alla maggioranza e con la struttura regionale per fronteggiare una cifra del disavanzo, i famosi 107 milioni, che è stata questa Regione a fare emergere, non altri».

Poi ancora: «Davvero singolare è l’interpretazione dei fatti, fatta per autocertificare un pareggio che non traspare da conti e dall’analisi ministeriale che, forse, chi governa non ha letto con la dovuta cura. In questi anni abbiamo preteso risposte e chiarezza su diritto alle cure, alla prevenzione, a ospedali che funzionino, a lavoratori della sanità che siano assunti per il lavoro che hanno fatto, perché non abbiamo visto alcun tipo di politica attiva andare in onda, oltre ad annunci e propaganda».

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