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Bancarotta Naiadi, Luciani testimonia 

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Il processo a Serraiocco e ad altri 3 imputati. L’ex sindaco di Francavilla in aula: «Richieste insistenti per riavere la cauzione»

PESCARA. Continuano a sfilare i testimoni al processo per la bancarotta fraudolenta da 8 milioni con 4 imputati: soci e amministratori della Progetto Sport Gestione Impianti che gestiva le piscine Le Naiadi. Ieri è toccato ai testi della difesa dell’ex amministratore, il commercialista pescarese Vincenzo Serraiocco. Gli altri imputati sono Livio Di Bartolomeo, altro ex amministratore, e i soci Daniele D’Orazio e il finanziere Paolo Colaneri.

Il primo a parlare è stato l’ex sindaco di Francavilla al Mare, l’avvocato Antonio Luciani, chiamato a chiarire gli aspetti della gestione della piscina di Francavilla che rientrava nelle competenze della Progetto Sport: «Il Comune», ha detto, «decise di vendere l’impianto anche per risanare alcune situazioni debitorie e perché fino ad allora c’era stata una gestione che aveva presentato problemi. Ci fu un bando: venne deciso anche per mettere le cose a posto visto che per il precedente affidamento diretto alla società all’epoca amministrata da Luciano Di Renzo (che fu uno degli amministratori della Progetto Sport, ndr), la Corte dei Conti aveva condannato l’amministrazione. La società di Serraiocco partecipò, ma non si aggiudicò il bando. Per evitare di perdere tempo avevamo peraltro fissato una cauzione importante da versare e, dopo la gara, Serraiocco chiese insistentemente la restituzione della cauzione che era di circa 400mila euro». Soldi che erano parte dei 780mila euro che la Regione Abruzzo aveva versato alla Progetto Sport e che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto avere una destinazione diversa.

Tra i testi anche la segretaria della società fallita, Barbara Aquilani, che ha spiegato come, con l’ingresso di Serraiocco, fu trasferita dalle Naiadi allo studio privato di Serraiocco con tutta la massiccia documentazione della società e il suo lavoro venne ridimensionato. E quando l’avvocato Simonelli le ha chiesto lumi su alcune mail partite dal suo computer verso il curatore fallimentare la teste ha negato: «Non ho mai mandato nulla e non avrei neppure potuto visto il mio ruolo. E poi chiunque aveva accesso a quel computer che non aveva password personali».

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