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Trigano Van, operai in sciopero «Chiediamo soltanto di lavorare» 

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Manifestazione davanti ai cancelli della fabbrica di camper che ha ordinativi ma è senza materiali «Sevel rifornisce i clienti che pagano di più mentre noi abbiamo contratti che non prevedono penali»

di Daria De Laurentiis

PAGLIETA. Dista poche centinaia di metri il parco veicoli di Sevel dalla Trigano Van, azienda leader per la realizzazione di van e camper, in sciopero ieri, con decine di dipendenti in presidio. A dividere i due stabilimenti c’è solo una strada e da lontano è possibile perfino vedere i tetti di decine di furgoni Ducato appena costruiti, brillare sotto il primo sole di maggio. «Hanno già il baffo di Amazon», mastica amaro un dipendente, «sicuramente non sono destinati qui da noi che facciamo la fame da cinque settimane». La tragedia della Trigano Van sta tutta qui. Sevel non riesce a stare al passo con gli ordini di Trigano Van che utilizza esclusivamente gli chassis del Ducato per fare, artigianalmente e con una manodopera richiestissima dal mercato dei motorhome, camper e roulotte per chi sceglie di viaggiare e dormire sullo stesso mezzo. Le richieste sono migliaia. Ma Trigano Van non riesce ad evaderle perché Sevel ha problemi nell’assemblare i suoi furgoni. Mancano le forniture, in particolare quelle elettriche, ma ultimamente anche centraline e altri pezzi, come le scatole guida e perfino i motori. Sevel è quindi costretta a sospendere la produzione. E come per un drammatico effetto domino, Trigano Van soccombe. Con 5 settimane di cassa integrazione già all’attivo è l’azienda che in provincia di Chieti ha fatto più ricorso agli ammortizzatori sociali. Le conseguenze sono state la mancata riconferma di 130 dipendenti a fine febbraio e che tra giugno e agosto scadono altri 140 contratti a tempo determinato che molto probabilmente non saranno confermati. Una voragine per uno stabilimento modello che ha investito in un nuovo capannone e due nuove linee produttive di cui una per camper di lusso.

LO SCIOPEROÈ massiccia l’adesione allo sciopero indetto dalla Fiom. Davanti lo stabilimento di Paglieta ci sono madri e padri di famiglia, ragazzi, lavoratori con più esperienza che raccontano il dramma di una fabbrica che produce meno della metà di quanto potrebbe e dovrebbe. La media di età è 40 anni. «Cassa integrazione significa avere il 40% in meno sulla busta paga», spiega Andrea De Lutis, segretario Fiom Chieti, «e la cosa sta interessando 409 famiglie che probabilmente torneranno a questa situazione già dalla prossima settimana. Non è più tollerabile questo scenario. Sevel sta rifornendo i clienti disposti a pagare anche 5mila euro in più a furgone, come Amazon, mentre per Trigano, così come accade in Toscana sia nella casa madre che in un’azienda concorrente, sono ancora in piedi vecchi contratti che non prevedono penali, né risarcimenti in caso di mancate forniture. La Trigano Van ha le spalle al muro e a pagare il prezzo più alto sono i dipendenti». «Viviamo un paradosso drammatico», racconta un dipendente, Giovanni Di Martino, «non possiamo essere a ricatto di Sevel, la tenuta sociale qui in Trigano è in serio rischio». «Abbiamo cominciato ad avere paura da settembre», spiega Cesare Silvestri, «ci ritroviamo con meno soldi in busta paga e abbiamo mutui e spese da portare avanti, vogliamo solo lavorare».

L’AZIENDATrigano Van produce nei due stabilimenti circa 50 van al giorno nei periodi migliori. Con le continue fermate di Sevel, registra invece il 40% in meno, un controsenso con gli ordinativi che fioccano. L’azienda aveva tentato di diversificare con le basi dei furgoni Citroen, meno tecnologiche rispetto a quelle dei Ducato, ma su mille furgoni promessi da Stellantis tra aprile e giugno, ne sono arrivati una quarantina. Trigano Van di fatto non riesce a programmare lavoro per più di 15 giorni. «Se Sevel riparte, come si vocifera», considera De Lutis, «è probabile che gli chassis e i furgoni non arrivino qui, ma a clienti più importanti. La Regione e le istituzioni si occupino di questa situazione inaccettabile».

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