cronaca

IL RUGGITO DELLA DOMENICA / “Il tutto è falso, il falso è tutto” (per una cultura della pace 6/10)

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“…ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”.  Se cerchiamo la firma inconfondibile di Gesù, il suo marchio esclusivo, lo troviamo in queste parole della V Domenica del Tempo di Pasqua. Pochi versetti, registrati durante l’ultima cena, quando per l’unica volta nel vangelo, Gesù parla ai suoi discepoli. Parole infinite, in cui ci addentriamo come in punta di cuore, trattenendo il fiato. Amare.

Eppure eccoci qua davanti ad un’altra guerra sulla base della menzogna. Eccoci qua davanti agli occhi le scelte economiche che arricchiscono i ricchi e impoveriscono i poveri, le forsennate spese per le armi, anziché per l’istruzione, la sanità e, in generale, per il benessere di tutti? Nell’antichità il compito di ingannare era svolto dai demagoghi. Oggi il meccanismo, con i media moderni (da ultimo i social pervasivi), è perfettamente oliato. A te, che sei alle prese con le preoccupazioni quotidiane – e hai poco tempo e voglia di approfondire – forniscono in ogni momento una quantità di dati impressionante, avulsi dal contesto, con la tecnica del chiodo che scaccia chiodo, per cui non sai mai se si tratta di vero o di falso. Ecco perché aumentano le “notizie”, ma diminuisce la conoscenza. La conclusione è quella cantata dal grande Giorgio Gaber: “Il tutto è falso, il falso è tutto”.

Abbiamo pagato troppo cara la delega agli Stati Uniti della difesa dell’Europa: quella delega ci è sembrata gratuita per tanti anni, ma ora abbiamo l’evidenza drammatica di quanto salato sia il conto da pagare. Il problema è che USA e NATO stanno armando l’Ucraina affinché vada fino in fondo nella guerra, e non perché sia più forte in una trattativa con Mosca. Questo è inaccettabile. I popoli delle “democrazie” – in maniera più sottile, ma non molto diversa da quelli delle autocrazie – sono il bersaglio della tattica già teorizzata e praticata da Joseph Goebbels, il tetro propagandista hitleriano: Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. “Il tutto è falso, il falso è tutto”. Il meccanismo ha conseguenze devastanti. I Paesi della NATO, sedicenti detentori del monopolio della “democrazia” e della “libertà”, intendono condizionare, e possibilmente soggiogare, niente meno che il resto del mondo. Sfidano, per pure ragioni di potere, l’89 per cento dell’umanità. È così che si è giunti alla “terza guerra mondiale a pezzi”, secondo la pertinente definizione di Papa Francesco.

In tempo di guerra. In tempo di crisi. Mentre circola ancora il virus pandemico. Ma che cosa vuol dire amare, come si fa? Dietro alle nostre balbuzie amorose c’è la perdita di contatto con lui, con Gesù. Ci aiuta il vangelo di oggi. La Bibbia è una biblioteca sull’arte di amare. E qui siamo forse al capitolo centrale. E infatti ecco Gesù aggiungere: amatevi come io ho amato voi. L’amore ha un come, prima che un ciò, un oggetto. La novità è qui, non nel verbo, ma nell’avverbio. Gesù non dice semplicemente «amate». Non basta amare, potrebbe essere solo una forma di dipendenza dall’altro, o paura dell’abbandono, un amore che utilizza il partner, oppure fatto solo di sacrifici. Esistono anche amori violenti e disperati. Amori tristi e perfino distruttivi. Come io ho amato voi. Gesù usa i verbi al passato: guardate a quello che ho fatto, non parla al futuro, non della croce che pure già si staglia, parla di cronaca vissuta. Appena vissuta. Siamo nella cornice dell’Ultima Cena, quando Gesù, nella sua creatività, inventa gesti mai visti: il Maestro che lava i piedi nel gesto dello schiavo o della donna. Offre il pane anche a Giuda, che lo ha preso ed è uscito. E sprofonda nella notte. Dio è amore che si offre anche al traditore, e fino all’ultimo lo chiama amico. Non è amore sentimentale quello di Gesù, lui è il racconto inedito della tenerezza del Padre; ama con i fatti, con le sue mani, concretamente: lo fa per primo, in perdita, senza contare. È amore che vede prima, più a fondo, più lontano. In Simone di Giovanni, il pescatore, vede la Roccia; in Maria di Magdala, la donna dei sette demoni, intuisce colei che parlerà con gli angeli; dentro Zaccheo, il ladro arricchito, vede l’uomo più generoso di Gerico. Amore che legge la primavera del cuore, pur dentro i cento inverni!

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