Il procedimento penale legato ai fondi sottratti a un correntista di Corropoli entra nella sua fase decisiva. Domani è atteso il giudizio con rito abbreviato per Manuela Di Matteo, 46 anni, ex dipendente di Poste Italiane ed ex capogruppo della maggioranza in consiglio comunale, carica dalla quale si è dimessa pochi giorni fa. La donna è al centro dell’indagine avviata a seguito della denuncia di un risparmiatore e portata avanti dalla polizia postale, che ha iscritto nel registro degli indagati anche una collega addetta allo sportello dell’ufficio postale locale. Durante la seduta del consiglio comunale del 24 novembre, Di Matteo ha ufficializzato la propria decisione di lasciare l’incarico, senza che in aula venisse fatto alcun richiamo all’inchiesta in corso.

Le dimissioni sono state accolte dall’assemblea, che ha provveduto alla sostituzione con il primo dei non eletti, Claudio Del Toro, e alla nomina del nuovo capogruppo di maggioranza, Giancarlo Di Ubaldo. Nel frattempo, l’altra dipendente coinvolta nell’indagine, Sabrina Giosia, 55 anni, ha affrontato un’udienza preliminare il 27 novembre, rinviata al mese di giugno.

Il rito abbreviato per Di Matteo consentirà al giudice di decidere sulla base degli atti raccolti dalla procura, senza dibattimento, senza audizioni testimoniali e senza ulteriori integrazioni probatorie, come stabilito già a settembre. La posizione di Giosia verrà invece definita attraverso il rito ordinario, nel quale la difesa cercherà di provare la totale estraneità ai fatti.
Nel procedimento si sono costituite parti civili il correntista che denuncia di aver visto diminuire i propri risparmi nel corso degli anni e Poste Italiane. I legali della Giosia basano la loro strategia su due elementi centrali: da un lato, il fatto che il cliente si sia costituito parte civile esclusivamente contro Di Matteo; dall’altro, la differenza di trattamento adottata da Poste Italiane, che ha licenziato Di Matteo mentre nei confronti della Giosia ha applicato soltanto una sanzione disciplinare, lasciandola tuttora in servizio presso l’ufficio postale di Teramo. Sulla base di queste circostanze, la difesa chiederà al tribunale l’assoluzione della propria assistita per insussistenza del fatto.












