Quando l’avevamo incontrata, alla vigilia di quell’appuntamento, l’emozione era evidente. L’attesa aveva avuto lo stesso sapore dell’infanzia, quando la notte prima di Natale sembrava non finire mai.
Il legame con Santo Domingo era nato molti anni prima. Elisa vi si era recata spesso con la famiglia e, poco più che adolescente, era stata invitata a partecipare ai Campionati Assoluti dominicani. Contro ogni previsione, aveva conquistato il secondo posto. Da lì era arrivata la proposta di gareggiare per la nazionale caraibica e, poco dopo, la convocazione ai Mondiali Cadetti e Giovani di Belfast nel 2008. Un’occasione che aveva segnato una svolta definitiva.
Quell’esperienza era rimasta impressa come il primo vero battesimo internazionale. All’epoca Elisa gareggiava ancora tra le Allieve, con una spada più corta rispetto alle avversarie. Eppure aveva trovato divertimento, libertà e la consapevolezza che quella scelta le stava offrendo qualcosa di unico.
Negli anni successivi, il movimento schermistico dominicano era cresciuto. Da una piccola sala si era passati a un Centro Olimpico attrezzato, con atleti di tutte le età e una nazionale strutturata, soprattutto nella sciabola. Anche la spada femminile aveva iniziato un percorso di sviluppo, con l’obiettivo di emergere e farsi conoscere.
In quel contesto, la formazione italiana di Elisa aveva avuto un peso importante. La sua scherma, più tecnica e razionale, si era integrata con l’estro e la grinta delle compagne. Uno scambio continuo: lei portava metodo e tattica, loro le restituivano energia e coraggio.
Osservando da vicino il panorama americano, Elisa aveva colto segnali chiari di crescita. Gli Stati Uniti restavano il punto di riferimento, ma altre realtà stavano emergendo. Il Venezuela, trascinato da Rubén Limardo, il Brasile con la leadership di Nathalie Moellhausen, e una Colombia in crescita grazie a giovani atleti formati anche in Europa. Un continente pronto, prima o poi, a sorprendere.
Quella fase della carriera di Elisa Segnini Bocchia è rimasta come il racconto di una scelta non convenzionale, vissuta con entusiasmo e consapevolezza. Una storia che appartiene al passato, ma che continua a parlare di opportunità, coraggio e identità sportive che vanno oltre i confini geografici.












