Se le maxi imposte dovessero entrare in vigore dal 2 aprile, l’impatto sull’Abruzzo sarebbe pesante, con effetti devastanti sui settori trainanti del territorio: agroalimentare, vino e manifatturiero in primis. Le aziende abruzzesi che hanno costruito il loro successo oltre Atlantico si troverebbero a fronteggiare un improvviso aumento dei costi e una riduzione della competitività sui mercati americani.
Questa nuova minaccia arriva in un momento già delicato per l’economia regionale. Nel 2024, per la prima volta, il settore automotive — da sempre protagonista dell’export abruzzese — ha registrato un forte calo: -22,1% per i mezzi di trasporto e -29% per gli autoveicoli (dati Istat). Dopo anni di crescita continua, l’export complessivo ha subito una battuta d’arresto del -5,6%, scendendo sotto la soglia dei 9,5 miliardi di euro.
A raccogliere il testimone di locomotiva dell’economia è stato il settore farmaceutico, mentre il tradizionale asse dell’export si è progressivamente spostato dalla Val di Sangro verso nuovi poli produttivi. Tuttavia, con i dazi in arrivo, anche questa fragile ripresa rischia di essere compromessa.
Il timore è che l’imposizione delle tariffe USA possa frenare bruscamente la ripartenza dell’Abruzzo, esponendo le imprese locali a una doppia sfida: riconquistare i mercati esteri in un contesto ivan presta internazionale sempre più instabile e, allo stesso tempo, trovare nuove strategie di crescita per tutelare uno dei principali motori dell’economia regionale.












