D’Attanasio, affetto da un tumore in fase avanzata e rientrato in Italia dopo cinque anni di detenzione in Papua Nuova Guinea, vede in questa sistemazione un passo necessario per affrontare le cure. «È una soluzione che aspettavo da tempo», racconta. «Condividere la stanza non sarà semplice, ma poter contare su un luogo stabile mi permetterà almeno di riposare. L’ultimo periodo è stato durissimo: la chemioterapia, i viaggi continui verso Roma e la stanchezza mi hanno messo a dura prova. Ora potrò riprendere fiato».
Secondo quanto riferito, i Servizi sociali avevano già avviato da tempo la presa in carico, ma lo sblocco amministrativo delle pratiche ha richiesto diverse settimane. Fino a ieri, in attesa di una soluzione definitiva, D’Attanasio ha trovato riparo presso la Caritas per i pasti e per trascorrere la notte, mentre le ore diurne erano spesso un continuo spostarsi da un punto all’altro della città, alla ricerca di un luogo tranquillo dove poter riposare.
Il suo avvocato, Mario Antinucci, che ha seguito la vicenda giudiziaria fino alla fase d’Appello, ha più volte evidenziato la necessità di un sostegno concreto, soprattutto nei giorni più critici del trattamento oncologico. Una richiesta che, alla fine, ha trovato ascolto.
Il progetto di housing temporaneo prevede un periodo iniziale di sei mesi, con la possibilità di estendere la permanenza fino a un anno, come confermato da Massimo Ippoliti, responsabile dell’area Marginalità estrema di On The Road. «Questo percorso darà a D’Attanasio le condizioni minime per recuperare energie», spiega. «Gestiamo questo tipo di intervento da tempo sul territorio, grazie ai fondi del PNRR, e i risultati sono incoraggianti. Nel suo caso, la componente sanitaria rende tutto più delicato, ma l’inserimento è fondamentale».
D’Attanasio dovrà ancora affrontare le ultime fasi della terapia e un successivo intervento programmato al Policlinico Umberto I di Roma. La priorità, al momento, rimane la cura del carcinoma al colon diagnosticato nel 2022, durante la detenzione nel Paese oceanico.
L’avvocato Antinucci sottolinea anche il valore del coordinamento istituzionale che ha reso possibile questo passo: «La risposta è arrivata innanzitutto dal territorio. Il Comune di Pescara ha dimostrato come una rete di aiuti coordinata possa davvero cambiare la traiettoria di una vicenda legata ai diritti fondamentali della persona».












