Come avrebbe fatto il gruppo guidato dal 34enne Mario Gallo, palermitano di origine ma residente nella brianzola Limbiate. È quello che nell’inchiesta condotta dagli investigatori della sezione antidroga della Squadra mobile, guidati da Alfonso Iadevaia e Massimiliano Mazzali, viene definito un personaggio “ben inserito in contesti criminali di assoluto spessore”. Tanto da essere in grado di organizzare un’importazione di 215 chili di cocaina dal Sud America che però la notte del 28 marzo 2018 viene bloccata nel porto di Livorno. Causando così indirettamente la morte di Salvatore Ponzo in Costa Rica, ammazzato nel maggio di quell’anno perché sospettato di aver in qualche modo a che fare con quel sequestro.
Approfondendo la figura di Gallo, i poliziotti – coordinati dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e dalla pm Simona Ferraiuolo – sono arrivati a una seconda batteria. Quella guidata, direttamente da Malaga, dal 46enne Demis Ravezzani, che in Italia aveva lasciato il ruolo di secondo a suo figlio Emanuele, che di anni ne ha 21, facendogli guardare le spalle da due pregiudicati calabresi, due nomi di un certo peso, e trovando “casa” a Turbigo e Magenta. Sarebbero stati proprio loro – grazie alle spaccio di cocaina soprattutto – a creare un volume di affari di quasi un milione e mezzo tra maggio e ottobre del 2021. Soldi, droga e, quando necessario, metodi violenti. La prova arriva nell’aprile del 2022, quando un pusher del gruppo viene preso in ostaggio in un appartamento di Tenerife e liberato soltanto dopo che il padre aveva promesso di saldare il suo debito: 8mila euro che, secondo i capi, aveva “rubato” da una delle piazze di spaccio a Turbigo.
E sull’asse Spagna-Milano, senza disdegnare puntate in Albania per la cocaina, lavoravano anche il 53enne Vincenzo Mori, la compagna Jurate, il socio fidato Salvatore Bellante – 66 anni, nome grosso del narcotraffico – e suo cognato, il 70enne Michelangelo Di Fazio. Come gli altri due gruppi, anche per loro gli affari sarebbero stati gli stessi: spaccio di coca, che chiamavano “pratica”, e di hashish, per loro gli “invitati”. Tanto che quando muovevano carichi grossi fingevano di organizzare, senza sapere di essere intercettati, “un battesimo per 50, 60”. Per spostare il denaro, invece, stando a quanto ricostruito dall’indagine che ha poi portato la Gip Tiziana Landoni a firmare le ordinanze di custodia cautelare, Mori e gli altri avrebbero fatto affidamento alla compiacenza di due negozi cinesi di Milano e di un centro ingrosso in Brianza, utilizzando come “chiave” di sicurezza i codici alfanumerici di due banconote da 5 euro.
Nel settembre del 2021 lo stesso Mori era stato arresto in flagranza dopo che in un suo box di Vimercate erano stati scoperti, e sequestrati, 444 chili di hashish. Due mesi dopo gli investigatori avevano invece accertato che la banda si era allargata anche al giro di armi, in arrivo dall’ex Jugoslavia, con Bellante e Di Fazio che avrebbero acquistato tre pistole semiautomatiche e cinque kalashnikov, oltre che granate esplosive. Negli anni dell’inchiesta, che si è concentrata soprattutto sul 2021 e 2022, investigatori e inquirenti hanno arrestato 26 persone in flagranza, riuscendo a sequestrare 15 chili e mezzo di cocaina, 457 di hashish, 90 di marijuana e 100mila euro in contanti.












