Sono anni che Tulliani jr vive a Dubai da latitante: «Se viene in Italia, l’arrestano — dice Manlio Morcella —. Eppure vorrebbe». Qui ci sono la mamma Francesca, 77 anni, e il padre Sergio, 81, funzionario dell’Enel in pensione, anch’egli ieri condannato (a 5 anni). Ma Tulliani jr esclude per ora di consegnarsi per raccontare finalmente come andarono le cose. Malgrado la nostalgia preferisce restare uccel di bosco, con la sua vita dorata, piuttosto che rientrare alla base a rivedere gli anziani genitori. E intanto tempesta di telefonate il suo legale e pure l’altro avvocato, Silvana Semeraro, che cura gli aspetti civilistici dell’ingente patrimonio immobiliare sequestrato e in parte confiscato alla famiglia: diversi appartamenti a Val Cannuta (Roma, zona Aurelio-Boccea) ora dati in affitto. «Lì dentro ho tutti i miei ricordi — si raccomanda ai legali —. Fate che non vengano dispersi».
Era l’appartamento lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale «per continuare la buona battaglia» — così scrisse nel testamento — dalla contessa Annamaria Colleoni, devota al partito, alla sua morte, avvenuta nel 1999.
Il nipote della contessa, Paolo Fabri, è in partenza da Bergamo per Roma. Non si aspettava la raffica di condanne, anzi era sicuro che finisse con l’assoluzione di tutti. Invece, ora, si dice «soddisfatto» e vuole portare un fiore sulla tomba della zia, fermandosi a pregare nel piccolo cimitero di Monterotondo: «Le dirò che la buona battaglia, grazie alla giustizia, non è stata ancora persa del tutto — si sfoga l’erede della contessa Colleoni —. Magari in appello saranno tutti assolti o i reati andranno prescritti, ma intanto la sentenza di primo grado ha stabilito, nonostante il grosso sconto di pena rispetto alle richieste del pm, che Fini è colpevole. Ma io dico di più: viveva in casa con Elisabetta Tulliani, non ci credo per niente che fosse all’oscuro di tutto quando autorizzò la compravendita dell’immobile. Ma comunque va bene così».












