L’ipotesi di reato nei suoi confronti è di tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso: aveva deciso di interrompere i pagamenti a una ditta che lavorava in appalto e poi si era rivolto agli “spioni” di Equalize per trovare un “mediatore” che spingesse la controparte ad accettare una cifra molto inferiore al dovuto. E la banda di via Pattari aveva contattato persone legate alla ‘ndrangheta in Lombardia.
Sbraccia è ora rinchiuso nel carcere di Civitavecchia per effetto dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice di Milano, che ha disposto gli arresti per 9 persone nell’ambito di un nuovo filone d’indagine sulle cyber-spie che vendevano i segreti di imprenditori, politici e vip ed erano capaci persino di hackerare un indirizzo di posta elettronica del presidente della Repubblica.
Sbraccia – tra i principali clienti di Equalize, la premiata ditta delle schedature abusive – è accusato di essersi rivolto nel 2023 al superpoliziotto Carmine Gallo, la mente della banda (morto per infarto ai domiciliari il 9 marzo scorso), e all’hacker Salvatore Calamucci per una “mediazione”. Non voleva pagare 22 milioni a un imprenditore milanese ma molto meno.
Sbraccia potrà contestare le accuse tutte da provare in occasione dell’interrogatorio di garanzia.
L’imprenditore – si legge sul Centro – ha un forte legame con la sua regione d’origine, l’Abruzzo: a Casalincontrada c’è una grande tenuta della sua famiglia; a Chieti, invece, è presidente del consiglio di amministrazione di una società completamente estranea alle attuali contestazioni con presso Brecciarola.












