L’Isolamento nel Bunker dell’Ucciardone
L’11 novembre 1987, Pietro Grasso, il presidente Alfonso Giordano (interpretato da Sergio Rubini) e i sei giudici popolari entrarono in un appartamento-bunker a prova di attacchi, costruito all’interno del carcere dell’Ucciardone a Palermo. L’isolamento era totale: niente TV, telefoni o giornali. Il cibo era preparato da un cuoco fidato del Ministero della Giustizia per scongiurare avvelenamenti, e l’uscita era proibita, persino in caso di malore grave, per non rischiare di invalidare l’intero anno e dieci mesi di dibattimenti.
Grasso rivela che, nonostante la claustrofobia, un dettaglio fondamentale che si vede nel film è assolutamente reale: il cortile.
«Gli spazi erano limitati, ma il cortile che si vede nel film c’era davvero», spiega Grasso. «Chiesi al direttore dei lavori di fare una piccola variante, trasformare una finestra in una porta finestra con accesso al cortile, in cui poi ci siamo effettivamente conquistati l’ora d’aria a cui ha diritto ogni recluso».
Dettagli Umani e Differenze di Carattere
Il film ha colto dettagli reali dell’esperienza, come l’attività fisica:
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Allenamento nel Cortile: Grasso conferma che lui e il presidente Giordano si allenavano in quel piccolo spazio esterno. Egli portò con sé persino un vogatore e una cyclette (dettagli che, ammette, non compaiono nella pellicola).
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Il Clima Umano: Nonostante la gravità della situazione, si era creato un clima di “amicizia” con i giudici popolari, un aspetto che il film ha cercato di valorizzare.
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Caratteri a Confronto: La sceneggiatura sottolinea la diversità tra Grasso, descritto come più empatico e aperto alle relazioni, e Giordano, più rigido e abituato a seguire le sue routine, comprese le pratiche yoga.
Tra Segreto di Stato e Necessità Drammaturgica
L’articolo affronta il tema dello scontro mostrato nel film, ad esempio sui casi di imputati come Brusca e Pippo Calò, dove il personaggio di Grasso si focalizza sulla “guerra alla mafia” e quello di Giordano sulla necessità di garantire che “è meglio un colpevole fuori che un innocente dentro”.
Grasso chiarisce che il come si arrivò alle condanne e alle assoluzioni finali rimane segreto, coperto dal segreto della camera di consiglio.
«A questa domanda non posso dare una risposta, perché è un tema che rientra nella parte del segreto. Si consideri che senza una drammaticità e uno scontro il film non avrebbe avuto lo stesso appeal. Quel che si vedrà al cinema è il frutto dell’immaginazione di sceneggiatori e regista».
La Vittoria del Senso del Dovere sul Pericolo
Al centro del film c’è il tema della paura, una sensazione ben nota a Grasso, Falcone e Borsellino.
«Il punto era non farsi condizionare dalla paura, il senso del dovere doveva avere la prevalenza sul senso del pericolo. E questo diventava coraggio».
Il film introduce anche momenti di alta tensione, come un incidente sonoro che fa temere il peggio ai giurati. Grasso rivela che l’evento non accadde come mostrato sullo schermo, ma è stato ispirato da un rumore strano causato da qualcuno che, mentre i giudici erano chiusi, si era confuso nei corridoi dell’aula bunker adiacente.
Per Grasso, a quasi 40 anni di distanza, è fondamentale che questo film racconti l’impegno di tutto lo Stato – la magistratura, le forze dell’ordine, il Parlamento e i cittadini (i giurati) – per non fermare un processo che ha inflitto il colpo più duro a Cosa Nostra. Un processo per cui, come ricorda Grasso, giudici, PM e giurati avevano sostituti pronti a subentrare se fossero stati uccisi, affinché “nulla potesse fermare il processo”.












