Nel mirino dell’opposizione c’è il suo presunto atteggiamento di chiusura verso le richieste degli esercenti della zona Muzii. Ma Zamparelli non ci sta: «Sono apertissima al dialogo e pronta a ricevere proposte che riescano a conciliare le esigenze dei titolari dei locali con quelle dei residenti. Tuttavia, mi ritrovo sistematicamente al banco degli imputati ogni volta che partecipo ai lavori della commissione, trasformata puntualmente in un tribunale senza alcuna reale volontà di confronto».
L’assessore, che respinge anche l’accusa di incoerenza rispetto alla linea del suo partito, Fratelli d’Italia, chiarisce la sua posizione: «Durante l’ultima riunione mi è stato chiesto di rispondere su presunte omissioni del tavolo tecnico e sulla gestione del piano di risanamento acustico, questioni che non rientrano nella mia competenza. Non è piaciuta nemmeno la mia visione sulla zona della movida, ma continuo a pensare che quell’area, una delle più belle di Pescara, debba vivere tutto il giorno, non solo dalla sera fino a notte inoltrata».
Zamparelli sottolinea infatti l’importanza di riqualificare il mercato centrale, anche attraverso progetti come il Factory del Design: «Capisco che aprire di più comporti maggiori costi, ma può anche generare maggiori incassi. Ampliare gli orari di attività, trasformando la zona in un polo di servizi continuo, darebbe risultati concreti. Basta avere pazienza: due settimane non bastano per tracciare bilanci».
L’assessore torna anche sulla sua decisione di votare contro il piano di risanamento acustico: «Quel voto non lo rinnego. All’epoca non c’era alcuna sentenza che obbligasse il Comune a risarcire i residenti per i disagi. Ora la situazione è cambiata e il mio atteggiamento resta pragmatico: nessuna incoerenza, solo attenzione ai fatti e al bene della città».
Infine, un appello alla responsabilità: «Commercio, turismo e attività produttive sono fondamentali per Pescara, ma devono muoversi all’interno di regole chiare e rispettose. Non si può ignorare il diritto dei cittadini al riposo, come invece fanno alcuni, alimentando un dibattito ideologico che non aiuta nessuno».












