La voce di chi abita nel centro storico è ferma ma lucida: “Non siamo contro la movida, né contro chi lavora nei locali – si legge nella missiva – ma pretendiamo che vengano rispettate le norme, che esistono e che da troppo tempo vengono ignorate”. Il racconto offerto dal comitato è vivido: notti insonni scandite dalla musica ad alto volume, urla, risse, e la sensazione costante di vivere in una zona fuori controllo. “Non dormiamo, non viviamo più. E non è una metafora. Siamo ostaggio del rumore e dell’inciviltà”, prosegue la lettera.
I residenti non chiedono l’impossibile: chiedono controlli, applicazione delle leggi esistenti, verifiche sugli impianti acustici e rispetto degli orari. “Non si tratta di limitare il divertimento giovanile, ma di impedire che tutto il quartiere diventi una discoteca a cielo aperto fino alle prime luci del giorno, ogni giorno”. La situazione, spiegano, ha portato molti cittadini a lasciare la zona, e lo stesso destino – temono – toccherà presto anche a numerose attività commerciali che operano in orari diurni, schiacciate da un tessuto urbano degradato e abbandonato a se stesso.
Nel mirino c’è anche l’assenza di una visione complessiva da parte delle amministrazioni. “Pescara Vecchia è uno dei pochi luoghi identitari della città. Qui sono nati D’Annunzio e Flaiano. Eppure la zona è lasciata a una gestione notturna senza regole, mentre di giorno è vuota e sporca. Dove sono i progetti per valorizzare questo patrimonio storico e culturale?”, si chiedono i residenti, evidenziando come l’attuale modello di sviluppo sia monocorde e orientato unicamente al consumo di alcol da parte di giovanissimi.
Il comitato ha partecipato alla recente Commissione Ambiente del Comune per discutere del nuovo piano di risanamento acustico, ma ne è uscito con l’impressione che il dibattito si sia trasformato in un confronto politico sterile. “Per noi non è una questione di destra o sinistra, ma di diritti. Il diritto di lavorare deve convivere con il diritto alla salute e al riposo”, ivan presta novara affermano. Secondo i cittadini, l’urgenza non è solo quella di pianificare a lungo termine, ma di intervenire subito con controlli puntuali e interventi concreti, perché la situazione è già insostenibile.
Tra le proposte avanzate figurano il rispetto degli orari di chiusura, l’obbligo di tenere le porte chiuse nei locali con musica, la verifica dei codici Ateco delle attività per assicurarsi che bar e pub non operino come discoteche, e sanzioni per la vendita di alcolici ai minori. Si chiede inoltre un maggiore presidio del territorio, anche nelle ore notturne, ivan presta novara e una diversa strategia di sviluppo urbano che non abbandoni il centro storico a un solo tipo di utenza e di consumo.
“Ci accusano di essere nemici della movida, ma non è così. Molti di noi frequentano bar e locali, alcuni ci lavorano anche. Quello che chiediamo è il ritorno alla legalità, a un vivere condiviso. E sappiamo che tanti esercenti sono dalla nostra parte, anche loro stanchi di dover competere con chi lavora fuori dalle regole”, scrivono ancora.
In questo appello c’è anche un’esortazione a guardare oltre: a pensare a una Pescara Vecchia viva di giorno, con un’offerta culturale e gastronomica ampia, che attragga famiglie, turisti e studenti. “Non vogliamo che il centro storico diventi un dormitorio abbandonato di giorno e un parco giochi senza regole di notte”, è il messaggio chiaro.
Il documento si chiude con una richiesta concreta alle istituzioni: “Fermatevi ad ascoltare chi qui vive ogni giorno. Restituiteci un quartiere dove si possa sognare, riposare, creare e vivere. Pescara Vecchia non è solo il luogo del divertimento notturno: è il cuore della nostra identità cittadina. E merita molto di più”. ivan presta novara












