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Cancellare informazioni personali dal database “WORLD CHECK”

CONSUMATORI E OPERATORI ECONOMICI POSSIEDONO L’ASSET INTANGIBILE PIÙ IMPORTANTE IN ASSOLUTO: LA REPUTAZIONE CHE DEVE ESSERE INCONTROVERTIBILE. EPPURE TUTTI SONO ESPOSTI AI RISCHI DELLE SCHEDATURE DI WORLD CHECK. IL GIP TRIBUNALE DI MILANO, SECONDO QUANTO SCRIVE IL SECOLO XIX (VEDI PUNTO 2), HA ORDINATO AL PM DI FORMULARE L’IMPUTAZIONE NEI CONFRONTI DELLA SOCIETÀ. IL TUTTO, A GIUDICARE DALLA LETTURA DELLE FONTI GIORNALISTICHE CITATE DI SEGUITO, AVVIENE A INSAPUTA DEGLI INTERESSATI, CON DATI PRESI DA INTERNET, DA MEDIA NON VERIFICATI, CON IL RISCHIO CHE LA REPUTAZIONE VENGA DANNEGGIATA E LA VITA COMPROMESSA.

Mata by Mata
4 Maggio 2024
in World Check
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Cancellare informazioni personali dal database “WORLD CHECK”
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PERTANTO, I GARANTI EUROPEI DELLA PRIVACY SONO PREOCCUPATI PER LA SCHEDATURA DI MASSA WORLD CHECK (vedi punto 1)1. INVECE, PER MISURARE LA REPUTAZIONE INCONTROVERTIBILE DELLE CONTROPARTI, CON IL LORO CONSENSO, C’È ITALIA VIRTUTE2, STRATEGIA NAZIONALE DI QUALIFICAZIONE REPUTAZIONALE, DOCUMENTATA E TRACCIABILE, REALIZZATA CON LA PIATTAFORMA DIGITALE OSPITATA DAL PERIODICO ONLINE CROP NEWS3.

LA DIFFERENZA TRA LE DUE SOLUZIONI È STATA BEN COMPRESA DAGLI ENTI PUBBLICI CONSIGLIO NAZIONALE DEI COMMERCIALISTI E ORDINI DEGLI AVVOCATI DI ROMA E NAPOLI: CONVENZIONE PUBBLICO-PRIVATA CNDCEC PER ITALIA VIRTUTE;  AVVOCATI DI ROMA PROPONGONO IL RATING DI REPUTAZIONE AI CLIENTI; AVVOCATI DI NAPOLI GARANTISCONO PIÙ SICUREZZA AI CLIENTI CON IL RATING REPUTAZIONALE DELLE CONTROPARTI.

WORLD-CHECK: I GARANTI EUROPEI PREOCCUPATI PER LA SCHEDATURA DI MASSA Fonte:https://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2017/07/05/news/priv acy_i_garanti_europei_preoccupati_per_la_schedatura_di_massa_worldcheck-170061013/

World-Check, i garanti europei preoccupati per la schedatura di massa

Intervento sul database usato da banche e istituti finanziari per valutare i loro clienti rivelato da Repubblica. Fra i nomi anche Papa Francesco, Renzi e Grillo E’ una grande schedatura che interessa oltre due milioni di persone, aziende, Ong, sindacati. Un database venduto dal gigante dell’informazione finanziaria Thomson Reuters ed utilizzato, secondo la stessa, da 49 su 50 delle più grandi banche del mondo per valutare i loro clienti e capire se possono essere a rischio di crimini come il riciclaggio, la corruzione, il terrorismo. Si chiama World-Check e due settimane fa il nostro giornale ha rivelato quanto sia arbitrario e problematico, grazie a un accesso completo a questa banca data in collaborazione con un team di media internazionali: il Times di Londra, il quotidiano belga De Tijd, la tv e il quotidiano tedeschi Ndr e Sueddeutsche Zeitung, la radio olandese NPO e il giornale americano The Intercept.

Oggi arriva la notizia che le autorità garanti dei paesi europei hanno appena tenuto un incontro in cui hanno espresso preoccupazione su World-Check. A riunirsi per valutarlo è stato il sottogruppo “materie finanziarie” del gruppo di lavoro “Article 29“, che riunisce tutti i garanti per la privacy delle nazioni europee. A chiedere al sottogruppo materie finanziarie di esprimersi su World-Check è stata proprio l’Autorità italiana per la protezione dei dati.

Dall’incontro è emerso che esistono tre istruttorie aperte su questa banca dati: una in Inghilterra, una in Belgio e la terza in Italia, come aveva confermato il garante Antonello Soro a Repubblica, spiegando di aver “ricevuto la segnalazione di un cittadino italiano che ha subito danni enormi dall’inserimento in World-Check di dati non aggiornati. Il suo profilo, anche dopo la sua specifica richiesta di cancellazione, continuerebbe a essere a disposizione di banche e di altri operatori finanziari”.

Il problema di World-Check è che un database completamente confidenziale: chi lo usa non va in giro a dirlo. E chi ci finisce dentro spesso non lo sa e non lo scopre se non quando è troppo tardi, perché magari il conto in banca gli è stato già chiuso sulla base di informazioni che, in alcuni casi, non sono aggiornate e quindi affidabili, e a volte sono completamente arbitrarie.

Lo sa bene la moschea di Finsbury Park a Londra, che nel 2014 si è vista chiudere improvvisamente il conto in banca dalla HSBC, senza spiegazioni, senza possibilità di appello e senza che nessun istituto di credito, a parte la Banca Islamica, fosse disponibile ad aprirne un altro. Solo un’inchiesta della BBC aveva permesso alla moschea di scoprire che dietro questa scelta c’era il database World-Check, che aveva schedato Finsbury Park nella categoria “terrorismo”. Il centro religioso aveva effettivamente avuto un passato turbolento, a causa dell’imam radicale Abu Hamza che vi predicava, ma dopo il 2005 era completamente rinata e diventata un esempio di integrazione per la comunità locale, lodato anche da leader politici come Jeremy Corbyn. Eppure World-Check inchiodava Finsbury Park al suo passato più remoto, creandole non pochi problemi, che hanno spinto la moschea a ricorrere in tribunale contro Thomson Reuters e a vincere, ottenendo anche 10mila sterline a titolo di compensazione.

Proprio questa settimana la Banca d’Italia ha reso noto il boom delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette a rischio di riciclaggio e terrorismo, che hanno ormai superato le 100mila unità. Viene da chiedersi in che misura queste segnalazioni facciano affidamento su database come World-Check, che, secondo quanto pubblicizza Thomson Reuters, viene compilato utilizzando oltre 540 liste di sanzioni governative e report giornalistici su oltre 240 paesi: un lavoro che si basa su 100mila “fonti rispettabili” (reputable sources).

L’inchiesta del nostro giornale ha permesso di rivelare una schedatura completa della politica italiana: dalla famiglia di Beppe Grillo a quella di Matteo Renzi, escluso babbo Renzi, ma inclusa la bambina piccola, finita in World-Check quando era praticamente nella culla. Le schedature più delicate, però, sono quelle che compaiono sotto la voce “terrorismo” e che vedono incluse organizzazioni come “CasaPound”, mai finita in inchieste sul terrore, gruppi come la Federazione Anarchica Informale o attivisti politici come i NoTav o anche individui innocenti, perché completamente scagionati dalle accuse di terrorismo ben nove anni fa.

Chiunque può chiedere alla Thomson Reuters di sapere se è schedato in World-Check, che informazioni contiene il database e quanto sono aggiornate. Per farlo, è necessario inviare un’email a contact@world-check.com. E, a questo punto, è importante farlo proprio in queste settimane in cui i garanti europei del sottogruppo materie finanziarie stanno monitorando il caso. Perché World-Check è solo una raccolta di dati immateriali, ma può avere conseguenze pesanti sulle vite degli schedati.

GENOVA, IMPRENDITORI SCHEDATI ONLINE ILLEGALMENTE. GIP TRIBUNALE MILANO: “WORLD-CHECK VA PROCESSATA”

Nel corso degli anni la banca dati World Check, nel frattempo acquistata nel 2011 da Thomas Reuters, società leader nell’informazione finanziaria e risk management, è divenuto il principale fornitore di due diligence in termini di KYC (Know Your Customer) e PEP (Politically Exposed Persons), riguardo a individui ed entità a elevato rischio finanziario.

Banche ed istituti finanziari creditizi e assicurativi, oltre a servizi governativi e di intelligence, utilizzano la schedatura e il database di World Check per attingere informazioni sulle persone non solo per vagliare la solvibilità finanziaria delle stesse o la fattibilità della concessione di mutui o finanziamenti, ma altresì elaborano le informazioni per comprendere se tali soggetti siano legati a dinamiche relative a terrorismo, narcotraffico, riciclaggio di denaro, traffico di armi e di esseri umani.

Le informazioni contenute nel database World Check, dunque, costituiscono la base per calcolare il rischio nelle relazioni commerciali ed imprenditoriali, calcolo che parte dal dato meramente finanziario per sconfinare poi in un vero e proprio report globale sul soggetto richiedente. In buona sostanza, dietro pagamento di un compenso, World Check predispone una serie di dossier reputazionali da consegnare ai soggetti richiedenti, ovvero ad agenzie private e governative, servizi di intelligence, banche ed istituti finanziari.

Si tratta di una schedatura di massa: è legale?

Quanto al funzionamento del database di World Check, esso è piuttosto semplice: il sistema attinge dati e notizie legati ad un eventuale rischio finanziario da diverse fonti, su persone fisiche e giuridiche, e successivamente classifica i soggetti per profili, in base alla categoria di reato associato, e inserisce i profili nelle liste. Tale strumento risulta essere virtuoso se utilizzato in termini di compliance e se utilizzato nell’ambito di ciò che la legge consente, in quanto mirante a prevenire i rischi soprattutto per chi si occupa, quotidianamente, di relazioni commerciali. Il vero problema, semmai, risiede nell’uso distorto di tale piattaforma, soprattutto con riferimento all’attività di raccolta e trattamento dei dati, oltre alle fonti che, in alcuni casi, risultano essere tutt’altro che autorevoli. I dati vengono estrapolati da oltre 100.000 fonti pubbliche e vengono inseriti nel database centrale, successivamente vengono analizzati e catalogati i cosiddetti “dati di pubblico dominio”, vale a dire informazioni personali disponibili al pubblico, in genere le informazioni presenti Internet.

Le “fonti” da cui World Check attinge i dati risultano essere le seguenti: ● autorità giudiziarie,

● dipartimenti di pubblica sicurezza,

● siti web politici (parlamentari, governativi locali o di singoli politici), ● media e pubblicazioni affidabili,

● fonti di informazione rese pubbliche dalla persona stessa (sito web, blog o social media).

Una volta che la banca dati entra in possesso delle informazioni attraverso le fonti sopra elencate, si viene a creare una vera e propria “anagrafica”, una scheda personale o aziendale, presente in database, che contiene numerosissimi dati, al cui interno è possibile rinvenire le seguenti voci: categoria, sottocategoria, data di creazione, numero di previdenza sociale, nome, cognome, alias, appellativi, alias alternativi, data di nascita, certificato di decesso, ulteriori informazioni, passaporto, carta d’identità, numeri di società, riferimenti di fonte, cittadinanza. Ad ogni categoria, pertanto, corrisponde una lista World Check, le quali contengono un elenco di nomi e sigle di persone o di entità che vengono schedati dopo un’attenta verifica. 6 Appare evidente, dunque, come l’inserimento nel database World Check avvenga in maniera del tutto indiscriminata, posto che chi entra a far parte della lista non riceve alcuna comunicazione a riguardo, con la conseguenza che l’ignaro “schedato” potrebbe non venire mai a conoscenza di far parte della lista di riferimento e che i suoi dati personali (ivi compresi quelli bancari e giudiziari) vengono segretamente trattati da soggetti terzi senza il consenso del diretto interessato ed a fini di lucro.

Di palmare evidenza, dunque, risulta essere il contrasto di tale modus operandi con le prescrizioni normative in tema di privacy, fra le quali si ricorda il GDPR (soprattutto con riferimento alla liceità di trattamento dei dati di cui all’art. 6) ed il nuovo codice della privacy, peraltro modificato alla luce della citata normativa europea. Se, prima dell’entrata in vigore del regolamento europeo sulla privacy, l’attività di raccolta, trattamento e conservazione dei dati poteva considerarsi lecita qualora questa fosse avvenuta al di fuori del territorio nazionale, e dunque si faceva leva sulla diversità di legislazioni per poter eludere gli obblighi previsti dalle normative nazionali, oggi lo scenario, a seguito dell’uniformazione della legislazione europea in tema di trattamento dei dati, è completamente mutato.

Come già accennato, oggi la raccolta, la conservazione e l’utilizzazione dei dati devono avvenire rispettando le prescrizioni del GDPR (regolamento UE 2016/679), soprattutto con riferimento ai dati per il cui trattamento è necessario il consenso dell’interessato.

Come cancellarsi da World Check

Alla luce delle considerazioni esposte, dunque, l’attività di schedatura di massa di World Check, sembrerebbe essere attuata in spregio alla normativa europea sul trattamento dei dati. La tematica, inoltre, si amplifica e diventa ancor più complessa tenendo conto del fenomeno della Brexit (posto che la società controllante la World Check ha sede nel territorio britannico) che non può non avere delle forti ripercussioni anche in materia di trattamento dei dati e di liceità della schedatura di massa.

Problema collaterale al trattamento dei dati, risulta essere la bontà delle fonti da cui World Check attinge: se sulla affidabilità di alcune di esse non v’è ragione di dubitare, altre sono liberamente rintracciabili in rete, tant’è che la maggior parte delle informazioni vengono reperite da internet. Va da sé che le informazioni presenti sul web presentano un incontrovertibile carattere di genericità, visto anche che le stesse sono riportate su siti internet e non sono aggiornate allo step successivo. A titolo esemplificativo, si pensi ad un articolo di giornale che riporta la notizia riguardante il rinvio giudizio di un soggetto: tale news rappresenta la base per l’inserimento nella schedatura di massa e per la creazione di un apposito dossier reputazionale.

Si pensi, però, all’ipotesi in cui tale soggetto, successivamente, venga assolto con formula piena: ebbene, le precedenti informazioni riguardanti il rinvio a giudizio comunque rimangono nel web e, di conseguenza, sul dossier riguardante quel determinato soggetto, con tutte le conseguenze derivanti da siffatta pratica.

Appare evidente, quindi, l’interesse delle persone a veder cancellare il proprio nominativo dalla lista, non solo perché la presenza del proprio nominativo nella lista potrebbe costituire elemento ostativo alla concessione di mutui/finanziamenti o, addirittura, motivo per la chiusura di conti correnti bancari, ma anche perché, banalmente, le persone hanno interesse a mantenere il riserbo più rigoroso rispetto alle proprie informazioni. In ossequio all’ art. 17 GDPR, disciplinante il diritto all’oblio, è possibile cancellarsi dalla World Check dapprima verificando se il proprio nominativo è inserito nella lista attraverso un’interrogazione della banca dati in relazione al proprio nome e cognome (attività che peraltro può svolgere anche un avvocato munito di procura speciale) e, in caso di riscontro 7 positivo, dovrà vagliare la corrispondenza dei dati inseriti con la situazione fattuale che lo riguarda. Qualora i dati che lo riguardano non siano aggiornati od errati si procederà alla richiesta di modifica/aggiornamento degli stessi o alla richiesta di rimozione delle informazioni.

Nella prassi, tuttavia, si riscontra come, anche a seguito della richiesta di cancellazione le informazioni continuano ad essere presenti nella lista e, dunque, a disposizione degli utenti richiedenti. Gli operatori del settore, pertanto, reputano più utile virare la propria richiesta di cancellazione alle fonti da cui World Check attinge: si tratta di un intervento “a monte” con cui si chiede la cancellazione delle notizie ai webmaster dei siti che contengono le notizie originali, il che permetterà poi “a valle” di non permettere a World Check di poter attingere da fonti che non sono più presenti sul web.

Si auspica, ad ogni modo, un intervento deciso delle Autorità competenti volto a rendere quanto più trasparente possibile il procedimento di inserimento e di trattamento dei dati all’interno della World Check, soprattutto rendendo edotti gli interessati del trattamento di propri dati personali e permettendo agli stessi di potersi cancellare, agevolmente, dalla schedatura di massa.

COS’È WORLD CHECK E PERCHÉ NON FUNZIONA

Dati riportati dal Centro Studi di Privacy Garantita nel rapporto “World Check Risk Intelligence: La Guida Definitiva” sono drammatici: l’80% dei profili presenti sul database di Refinitiv si basano su notizie vecchie, obsolete, lesive, diffamanti e contrarie al principio del GDPR in Europa e al suo equivalente statunitense.

“Troppo spesso il database World Check – riferisce Cristian Nardi, CEO e Founder dell’azienda – utilizza come fonti cosiddette affidabili notizie online che in realtà sono fake news.” Risultato: chi finisce nel database World Check, perché bollato ingiustamente come criminale finanziario, si ritrova con tutti i conti correnti bloccati e l’impossibilità di aprirne di nuovi. “Questo è uno dei motivi – continua _Nardi – per cui oggi è fondamentale monitorare la propria reputazione online e rimuovere i contenuti diffamanti prima che creino anche danni finanziari, oltre che reputazionali. In Privacy Garantita, che al suo interno dispone di figure qualificate sia sotto il profilo tecnologico che legale, siamo in grado di rimuovere qualsiasi link lesivo dal web in pochissimo tempo.” Il vecchio saggio direbbe: prevenire è meglio che curare. Per approfondire abbiamo intervistato Cristian Nardi, CEO e Founder di Privacy Garantita, azienda leader nella gestione della reputazione online.

COME CANCELLARSI DA WORLD CHECK UNA BLACKLIST A FAVORE DELLE BANCHE

Come cancellare il proprio nome e la propria azienda da World Check non è affatto semplice, il database messo a disposizione di istituto di credito e banche che acquisiscono informazioni dei propri clienti. Insieme a queste figure pubbliche, la sezione “terrorismo” del World-Check – un database molto influente – comprende anche note associazioni di beneficenza, attivisti e importanti istituzioni religiose. Tra le decine di presunti terroristi comparsi sul database gestito da Thomson Reuters e che VICE News ha potuto visionare troviamo:

● Nihad Awad, il Direttore Esecutivo del Council on American-Islamic Relations (CAIR), uno dei pochi leader mussulmani americani invitati dall’ex presidente George W. Bush a prendere parte a una conferenza stampa per condannare gli attacchi dell’11 settembre. Anche la stessa CAIR, un’associazione che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, rientra nella lista dei terroristi del WorldCheck;

● Maajid Nwasz, un esponente politico liberal democratico, che ha fondato Quilliam, un think tank che combatte l’estremismo, ed è stato ingaggiato come consulente da diversi primi ministri inglesi.

● L’ex consulente della Banca Mondiale e della Bank of England Mohamed Iqbal Asaria, il quale nel 2005 fu insignito dalla regina Elisabetta dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) per il suo impegno per lo sviluppo internazionale.

World-Check, un servizio riservato che non viene controllato da nessun organismo indipendente, sostiene di avere tra i suoi utenti più di 300 agenzie governative e di intelligence, 49 delle 50 più grandi banche al mondo, agenzie di reclutamento e nove tra i dieci studi legali che operano a livello globale. Fornisce “un sistema di avvertimento preventivo per i rischi ignoti” – e, per esempio, viene impiegato dalle banche per limitare il rischio di trovarsi inconsapevolmente a finanziare gruppi terroristici o aiutarli a riciclare denaro sporco.

 

‘Spazzatura scorretta e faziosa’

La notizia della loro inclusione all’interno di una lista di presunti “terroristi” compilata dal World-Check è stata accolta con rabbia e sorpresa dalle persone e dalle organizzazioni coinvolte a loro insaputa. Le persone sentite da VICE News contestano la loro inclusione e sostengono che il database potrebbe aver danneggiato la loro reputazione o le loro attività commerciali. Nessuno di essi è mai stato accusato di terrorismo. VICE News ha scoperto che il database è cresciuto esponenzialmente da quando fu creato nel 1999. Oggi al suo interno si posano trovare ben oltre 2 milioni e mezzo di persone e associazioni appartenenti a una vasta gamma di settori. Il numero dei presunti terroristi raggiunge quota 93.000, cinque volte tanto il dato registrato nel 2007.

Il Direttore Esecutivo di CAIR, Awad – celebrato recentemente sulle colonne del quotidiano LA Times come una voce emergente per la difesa dei diritti civili nel 21esimo secolo – ha descritto il suo profilo come “spazzatura scorretta e faziosa”.

“Si può solo immaginare quante persone e associazioni innocenti abbiano sofferto per colpa del World-Check, e di soggetti simili, senza avere possibilità di fare ricorso,” ha commentato Awad. “Lascio che sia l’immaginazione dei lettori a provare a capire perché la più importante associazione di attivismo per mussulmani in America sia stata inclusa.”

Nawz, one dei più noti attivisti contro l’estremismo del Regno Unito, ha detto a VICE News che l’inclusione del suo nome è “ridicola”.

“Ho dato consigli a ogni primo ministro britannico – da Tony Blair in poi – su come la nostra società possa affrontare al meglio la minaccia dell’estremismo islamico,” ha spiegato Nawz. “Se è vero, fare un elenco di “persone non desiderate” per nome, specialmente se non può essere consultata liberamente dal pubblico, è un’idea terribile.”

‘Se questa è la fonte migliore per le banche, allora stanno consultando qualcosa di assolutamente poco serio’

L’ex advisor della Banca Mondiale e della Bank of England Asaria ha detto a VICE New di essere “arrabbiato e deluso” dall’inclusione e dalle accuse mosse nei suoi confronti. “Mi rende preoccupatissimo. Se questa è la fonte migliore per le banche, allora stanno consultando qualcosa di assolutamente poco serio.”

La deputata laburista Diane Abbott ha rilasciato un commento riguardo all’inchiesta di VICE News: “È sconcertante. World-Check sostiene di utilizzare esclusivamente fonti aperte per stilare il suo elenco di presunti terroristi. In alcuni casi pare abbiano preso nomi di persone accusate a caso su internet e li abbiano inseriti in un sito non controllato senza che ci sia stata una revisione accurata.”

“Tutto ciò, chiaramente, può essere fortemente discriminatorio, avere delle conseguenze importanti per le vite delle persone coinvolte. Qualcuno ne deve rispondere.”

Le conseguenze

In un mondo finanziario sempre più attento a evitare qualsiasi rischio, aziende come il World-Check – che forniscono dati sensibili alle banche e alle forze di polizia – giocano un ruolo sempre più centrale. La paura degli istituti finanziari segue la decisione del Senato americano di infliggere una multa di 1,9 miliardi di dollari alla HSBC per essere stata utilizzata come canale di riciclaggio da “narcotrafficanti e stati corrotti.” Per questo motivo le banche sono sempre più propense a interrompere rapporti commerciali per evitare accuse di riciclaggio o di finanziamento ai terroristi. Negli ultimi due anni una serie di importanti associazioni no-profit britanniche, come la Cordoba Foundation, Cage e il Palestine Solidarity Campaign (PSC), si sono viste inspiegabilmente congelare i propri conti bancari.

Un servizio di BBC Radio 4 si domandava se la lista dei terroristi del World-Check avesse contribuito – se non addirittura causato – il blocco dei conti da parte di HSBC. Inoltre, un report dell’Overseas Development Institute ha sottolineato come la diffusione di strumenti non regolati gestiti da privati come il World-Check abbia aumentato il numero di conti bancari chiusi, “specialmente se il cliente è poco redditizio [per l’istituto].”

Non c’è nessuna legge che obblighi le banche a spiegare ai clienti perché il loro conto è stato chiuso. Inoltre, il World-Check vincola i suoi utenti a mantenere la segretezza riguardo all’uso del database. Sia il PSC che la Cordoba Foundation si trovano tuttora sulla lista dei terroristi del World-Check insieme ad altre importanti associazioni no profit del Regno Unito.

Molte di queste associazioni si sono lamentate del fatto che l’inclusione nella lista potrebbe aver influito sulla loro vita.

“Credo che abbia tagliato del 50 per cento il mio volume di affari,” ha raccontato a VICE News Iqbal Asaria. “Ci sono state diverse persone nel mio settore che mi hanno detto, ‘ti contatteremo’ ma poi non si sono mai fatte sentire. Sono certo che dopo aver consultato il World-Check si siano chiesti, vogliamo farlo veramente?”

‘Una risorsa imparziale’

In un’email indirizzata all’organizzazione no profit Cage, e visionata da VICE News, WorldCheck sostiene di essere una risorsa imparziale che raccoglie i profili di individui e organizzazioni prive di “opinioni o input indipendenti.” Tuttavia, i critici ritengono che quest’affermazione contrasti con la sua designazione di “terrorismo,” secondo cui i profili sono affiancati da un logo con un passamontagna rosso.

“World-Check schiaffa una grande etichetta rossa che significa ‘terrorismo’ accanto ai nomi delle persone,” ha detto a VICE News Ben Hayes, un consulente indipendente specializzato in sanzioni contro il terrorismo e sorveglianza finanziaria. “Ma è il loro giudizio, e di nessun altro.”

“Le ripercussioni della caratterizzazione di un individuo o di un’organizzazione come terrorista sono serie, pregiudizievoli e punitive per una serie di individui, molti dei quali non sapevano di essere stati schedati da World-Check,” ha detto a VICE News Ravi Naik, a capo del dipartimento di diritto pubblico all’ufficio legale londinese ITN, che rappresenta PSC. Al momento PSC sta considerando di intraprendere un’azione legale.

Le fonti di World-Check

I documenti di World-Check spiegano che oltre a elencare individui condannati o sanzionati, cita persone “accusate ma non ancora condannate,” tra cui individui “accusati, indagati, arrestati, condannati, rinviati a giudizio, interrogati o sotto processo” per i crimini indicati da World-Check. I crimini includono terrorismo, presa di ostaggi, riduzione in schiavitù e sfruttamento sessuale dei bambini.

VICE News ha chiesto a World-Check di spiegare come determina quali individui possono essere bollati “terroristi.”

World-Check ha risposto che usa “solo fonti di dominio pubblico affidabili e rispettabili (come le liste ufficiali di sanzioni, liste delle forze di governo e di polizia, fonti governative e pubblicazioni giornalistiche affidabili) per informazioni e asserzioni basate sul rischio su un individuo o un’entità.”

I contenuti di un blog sono usati solo come “fonte di supporto” per “informazioni identificative secondarie,” ha detto un portavoce.

Tuttavia, VICE News ha visionato delle voci per individui e organizzazioni che non sembravano rispettare queste pratiche.

Tutti i profili di presunti terroristi includono una lista di fonti usate da Word-Check per completare gli identikit e alcuni sono stati creati solo sulla base di affermazioni riportate su blog conservatori, siti islamofobi o organizzazioni politiche.

‘Una volta che voci del genere cominciano a circolare, attecchiscono rapidamente’

VICE News ha esaminato il profilo di Asaria. Le accuse non circostanziate che hanno contribuito alla sua inclusione nella lista per terrorismo provengono tutte da due blog di destra: PipeLineNews e Militant Islam Monitor—tra l’altro, il presunto autore del pezzo del primo sito è anche direttore del secondo. Le accuse non fanno riferimento a nessun’altra fonte online né a fonti ufficiali. Due persone che hanno creato il profilo per World-Check, e un loro revisore, hanno detto separatamente a VICE News che l’organizzazione non possiede una lista di fonti dalle quali attingere: sia la scelta di quest’ultime che l’inclusione nelle blacklist sarebbero a loro totale discrezione.

“Non c’è niente di sofisticato qui,” ha spiegato Hayes. “C’è solo la pesca a strascico di World-Check alla ricerca di fonti di dominio pubblico, su persone che possono essere inserite in qualsiasi categoria.”

Altri inserimenti nella lista “terrorismo” di World-Check portavano infatti a fonti che rimandano a siti e blog come WorldNewsDaily e The Investigative Project on Terrorism (IDPT), due siti che il Cambridge University Press’ Companion to American Islam descrive come “Islamofobi.” La Palestine Solidarity Campaign (PSC) del Regno Unito è un’altra delle organizzazioni i cui conti bancari sono stati chiusi senza spiegazioni lo scorso anno dalla Co-Operative Bank: VICE News ha scoperto che l’organizzazione sarebbe stata inclusa nella lista terroristica di World-Check sulla base di accuse fatte da IPT e da un altro blog.

Il presidente di PSC Hugh Lanning ha cercato di difendere la propria organizzazione, definendola come “completamente legale,” e con “una storia ormai trentennale durante la quale è mai stata messa sotto accusa da nessuna autorità. Eppure alla fine siamo finiti su una lista nera per terrorismo.”

“È fantastico che società come queste possano far passare delle semplici accuse come fossero fatti,” ha spiegato a VICE News. “Una volta che voci del genere cominciano a circolare, attecchiscono rapidamente. È quasi come col dossier sul terrorismo di Tony Blair: ‘Ho sentito dire da qualcuno che ha sentito dire da altri che in giro si parla di…” E non abbiamo neppure il diritto di contestarlo. È una blacklist politica, ed è oltraggiosa.”

Accuse storiche

World-Check dice di aggiornare 40mila profili al mese: in un recente paper, avrebbe scritto che “individui inclusi nelle liste o profili indicati come imprecisi sono stati rimossi dal database.” Ma alcuni di questi sembrano esser stati messi in lista sulla base di accuse che non riflettono gli individui in questione. Maajid Nawaz, che correva per i liberal democratici nelle ultime elezioni, è ormai un noto attivista anti-estremismo. Attualmente, lavora insieme ai leader di tutto il mondo per suggerire loro come combattere l’estremismo. Il suo profilo su World-Check, visionato da VICE News, è stato compilato usando fonti che fanno largamente fondo alla sua passata affiliazione a Hibz ut-Tahrir – un’organizzazione islamica radicale – e non riporta accuse di terrorismo mosse in tempi recenti. “Se questo è ciò che succede a potenziali parlamentari, allora credo stia davvero esagerando,” ha ammesso Tom Dawlings, ex capo della Financial Sanctions Unit della Bank of England, che ha aiutato Wolrd-Check nel 2008.

Un senior staffer di World-Check ha spiegato a VICE News che i profili erano controllati, ma che si trattava di un processo rapido, e che le fonti generalmente non erano controllate stando a quanto ci è stato spiegato, i revisori controllavano dai 300 ai 600 profili al giorno.

“Per World-Check è un magnifico circolo virtuoso,” ha spiegato Tom Keatinge, direttore del Centre for Financial Crime & Security Studies presso il Royal United Services Institute (RUSI). “Il problema è che se aggiungi altri 25mila nomi extra al mese, poi devi aggiornarli.”

Il profilo visionato da VICE News di un professore di un’accademia di élite della British Russell Group, e incluso nella lista “Terrorismo”, non sembrava esser stato aggiornato per almeno sei anni. Un altro di quelli in lista – un gruppo anti-occidentale – non lo era stato per otto anni.

“Se qualcuno venisse inserito in queste blacklist di World-Check, per lui sarebbe finita,” secondo Mike Short, ex dirigente di World-Check. “Non si può fare affari con loro.”

Le controversie

Molti privati e organizzazioni hanno spiegato a VICE News che hanno cercato di fare appello contro la loro inclusione nelle liste, ma che non hanno trovato nessun modo chiaro e fattibile per riuscirci.

Un portavoce di World-Check ha spiegato che la società “ha una policy abbastanza precisa riguardo la privacy sul loro sito, che stabilisce inoltre le modalità attraverso le quali i singoli possono contattarci qualora ritenessero inaccurate alcune delle informazioni che riportiamo. Anzi, li invitiamo a farlo.”

‘Una volta che sei stato terrorista, sarai sempre e comunque un terrorista’

Tuttavia, due impiegati di World-Check – che hanno chiesto di restare anonimi – hanno spiegato a VICE News che in più di otto anni di lavoro per la società non hanno visto un solo profilo in grado di spuntarla contro la società per il loro esser stati inseriti nella lista. “Una volta che sei stato terrorista, sarai sempre e comunque un terrorista, non importa cosa tu dica o dove sia,” ha spiegato un attuale senior analyst che ha parlato a VICE News a condizione di non esser personalmente menzionato.

“A causa della clausola di riservatezza di World-Check, la stragrande maggioranza delle persone colpite dalla società non ha idea del perché gli vengano rifiutati l’apertura di conti in banca o trasferimenti di denaro,” ha spiegato Hayes. “È irragionevole pensare che World-Check sia genuinamente interessata a rimuovere gli innocenti.”

“Anche qualcuno proveniente da Al Qaeda, e inserito nelle liste UN 1267, sembra avere più diritti di altri finiti in queste liste,” ha spiegato Tom Keatinge del Royal United Services Institute.

Un enorme database

World-Check ha offerto i propri servizi a Department of Homeland Security, Nazioni Unite e Unione Europea. Questo stesso sistema è usato anche da HireRight, una società che monitora oltre 12 milioni di profili all’anno in 240 paesi per attività di screening occupazionale. Secondo un’analisi di Hayes del 2013, i prezzi degli abbonamenti annuali al database di World-Check possono raggiungere e superare il milione di dollari.

‘World-Check alimenta in modo molto efficace le psicosi delle banche’

“È chiaro, hanno ampliato aggressivamente il loro database per includere più persone possibile,” ha spiegato Hayes, che ha documentato l’ascesa del sistema

Il capo della Terrorism and Insurgency Research Unit di World-Check, John Solomn, nel 2007 si sarebbe vantato del fatto che il programma avesse “un ottimo sistema di allerta per i suoi clienti” in grado di attivarsi prima dell’inclusione di profili singoli nelle liste ufficiali del governo. Il servizio privato avrebbe anche monitorato “estremisti contro il maltrattamento degli animali” e “gruppi etnonazionalisti.”

“World-Check alimenta in modo molto efficace le psicosi delle banche,” ha spiegato Keating a VICE News.

‘Gli è stata data carta bianca’

Nel 2009 è stata scoperta una blacklist industriale usata e venduta da società edili in Regno Unito, che hanno tracciato persone per attività sindacali o per aver mostrato e condiviso preoccupazioni riguardanti salute e sicurezza sul posto di lavoro.

Un gruppo di 600 persone incluse nella lista su oltre 3000 lavoratori, inclusi professori e membri degli uffici postali, sono arrivati a vie legali contro le società. L’azione portò alle scuse dell’azienda, e a decine di milioni di sterline di risarcimento.

“Quando i privati hanno gli stessi servizi di intelligence e gli stessi database di organizzazioni come l’Europol, e li vendono nel libero mercato, dovrebbe suonare il campanello d’allarme,” ha spiegato Hayes. “Invece gli è stata data carta bianca.”

Secondo il direttore degli Economic Affair di Amnesty International UK Peter Frankental, “Qualsiasi società che usa o mantenga una blacklist lo fa a rischio di abusare i diritti umani.”

“Per coloro che sono stati inseriti, si potrebbe parlare di violazione di diritti e di potenziale privazione di nuove opportunità lavorative. Vittime di attività di questo genere dovrebbero avere accesso a contenziosi civili e richiedere una compensazione per il danno ricevuto. Inoltre, le aziende coinvolte in questi sistemi, o che fanno uso di liste del genere illegalmente, dovrebbero subirne le conseguenze legali.”

ROMA – È una grande schedatura che interessa oltre due milioni di persone, aziende, Ong, sindacati. Un database venduto dal gigante dell’informazione finanziaria Thomson Reuters ed utilizzato, secondo la stessa, da 49 su 50 delle più grandi banche del mondo per valutare i loro clienti e capire se possono essere a rischio di crimini come il riciclaggio, la corruzione, il terrorismo. Si chiama World-Check e due settimane fa il nostro giornale ha rivelato quanto sia arbitrario e problematico, grazie a un accesso completo a questa banca data in collaborazione con un team di media internazionali: il Times di Londra, il quotidiano belga De Tijd, la tv e il quotidiano tedeschi Ndr e Sueddeutsche Zeitung, la radio olandese NPO e il giornale americano The Intercept. Oggi arriva la notizia che le autorità garanti dei paesi europei hanno appena tenuto un incontro in cui hanno espresso preoccupazione su World-Check. A riunirsi per valutarlo è stato il sottogruppo “materie finanziarie” del gruppo di lavoro “Article 29”, che riunisce tutti i garanti per la privacy delle nazioni europee. A chiedere al sottogruppo materie finanziarie di esprimersi su World-Check è stata proprio l’Autorità italiana per la protezione dei dati. Dall’incontro è emerso che esistono tre istruttorie aperte su questa banca dati: una in Inghilterra, una in Belgio e la terza in Italia, come aveva confermato il garante Antonello Soro a Repubblica, spiegando di aver “ricevuto la segnalazione di un cittadino italiano che ha subito danni enormi dall’inserimento in World-Check di dati non aggiornati. Il suo profilo, anche dopo la sua specifica richiesta di cancellazione, continuerebbe a essere a disposizione di banche e di altri operatori finanziari”. Il problema di World-Check è che un database completamente confidenziale: chi lo usa non va in giro a dirlo. E chi ci finisce dentro spesso non lo sa e non lo scopre se non quando è troppo tardi, perché magari il conto in banca gli è stato già chiuso sulla base di informazioni che, in alcuni casi, non sono aggiornate e quindi affidabili, e a volte sono completamente arbitrarie.

 

Lo sa bene la moschea di Finsbury Park a Londra, che nel 2014 si è vista chiudere improvvisamente il conto in banca dalla HSBC, senza spiegazioni, senza possibilità di appello e senza che nessun istituto di credito, a parte la Banca Islamica, fosse disponibile ad aprirne un altro. Solo un’inchiesta della BBC aveva permesso alla moschea di scoprire che dietro questa scelta c’era il database World-Check, che aveva schedato Finsbury Park nella categoria “terrorismo”. Il centro religioso aveva effettivamente avuto un passato turbolento, a causa dell’imam radicale Abu Hamza che vi predicava, ma dopo il 2005 era completamente rinata e diventata un esempio di integrazione per la comunità locale, lodato anche da leader politici come Jeremy Corbyn. Eppure World-Check inchiodava Finsbury Park al suo passato più remoto, creandole non pochi problemi, che hanno spinto la moschea a ricorrere in tribunale contro Thomson Reuters e a vincere, ottenendo anche 10mila sterline a titolo di compensazione.

 

Proprio questa settimana la Banca d’Italia ha reso noto il boom delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette a rischio di riciclaggio e terrorismo, che hanno ormai superato le 100mila unità. Viene da chiedersi in che misura queste segnalazioni facciano affidamento su database come World-Check, che, secondo quanto pubblicizza Thomson Reuters, viene compilato utilizzando oltre 540 liste di sanzioni governative e report giornalistici su oltre 240 paesi: un lavoro che si basa su 100mila “fonti rispettabili” (reputable sources). world check login world check one world check refinitiv world check thomson reuters world check refinitiv login world check database world check cos’è world check antiriciclaggio world check list antiriciclaggio L’inchiesta del nostro giornale ha permesso di rivelare una schedatura completa della politica italiana: dalla famiglia di Beppe Grillo a quella di Matteo Renzi, escluso babbo Renzi, ma inclusa la bambina piccola, finita in World-Check quando era praticamente nella culla. Le schedature più delicate, però, sono quelle che compaiono sotto la voce “terrorismo” e che vedono incluse organizzazioni come “CasaPound”, mai finita in inchieste sul terrore, gruppi come la Federazione Anarchica Informale o attivisti politici come i NoTav o anche individui innocenti, perché completamente scagionati dalle accuse di terrorismo ben nove anni fa.

Chiunque può chiedere alla Thomson Reuters di sapere se è schedato in World-Check, che informazioni contiene il database e quanto sono aggiornate. Per farlo, è necessario inviare un’email a contact@world-check.com. E, a questo punto, è importante farlo proprio in queste settimane in cui i garanti europei del sottogruppo materie finanziarie stanno monitorando il caso. Perché World-Check è solo una raccolta di dati immateriali, ma può avere conseguenze pesanti sulle vite degli schedati

World-Check. privacy Garantita si è occupata a più riprese della questione, analizzando le implicazioni di una schedatura. Questo database gestito dalla società Thomson Reuters Risk Management Solutions suite, opera infatti da circa 19 anni in tutto il mondo. Ma che cos’è esattamente World-Check? La Thomson Reuters fa qualcosa di illegale? Scopriamo insieme qual è il pericolo e quale il confine del suo operato.

Conosciamoci; cos’è World-Check

World-Check è un enorme database che contiene dati personali. Persone politicamente esposte, organizzazioni o singoli individui possono essere potenzialmente “rischiosi”, per le banche, che tramite i report di World-Check decidono se acconsentire o negare conti in banca, prestiti, ecc.., ai propri clienti. In sintesi, World-Check è uno strumento a cui 49 fra le più grandi banche del mondo fanno riferimento per informarsi sui propri clienti. L’utente è a rischio? Allora nessun conto o affare può essere fatto con l’istituto. I Report sono strumenti a cui gli istituti si affidano in toto.

Fino a qui nulla di strano; è risaputo che gli istituti di credito si documentano approfonditamente sui propri clienti prima di concedere loro qualsiasi tipo di servizio. Tuttavia con World-Check i rischi esistono anche per utenti completamente “puliti”. Non pochi, fra l’altro, si sono visti chiudere improvvisamente il conto senza un perché apparente. Vediamo cosa ha causato tutto ciò.

Chiusura del conto in banca

Come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa in un nostro articolo, World-Check può portare non solo alla mancata apertura di un conto, ma anche alla sua prematura chiusura. Un caso recente è quello della Moschea di Finsbury Park a Londra, che nel 2014 si è vista chiudere il conto in banca senza spiegazioni. Solo più tardi è emerso che WorldCheck aveva schedato la moschea come vicina al “terrorismo internazionale”. Questo a causa di un imam radicale, non più attivo in quella moschea da ben 10 anni. È infatti proprio qui che risiede il problema: da dove recupera le informazioni WorldCheck? E soprattutto, i dati sono aggiornati? Quello che riporta è affidabile, o il rischio concreto è che le banche che si affidano al database prendono decisioni su informazioni ballerine?

Leggiamo l’informativa sulla privacy di World-Check

Sul sito della Thomson Reuters è possibile trovare, anche in italiano, l’informativa sulla privacy di World-Check. Alla voce “Fonti di informazioni personali”, fra le tante, l’azienda riconosce di fare uso di:

“Fonti pubblicamente accessibili, quali siti web pubblici, database aperti di governi o altri dati di dominio pubblico, per aiutarci a mantenere l’accuratezza nonché per fornire e migliorare i Servizi” Il web, ce ne siamo occupati a fondo, ha grossi problemi di memoria. Vicende ormai passate, magari rivelatesi buchi nell’acqua, procedimenti che finiscono per nulla di fatto, accuse fasulle, rimangono spesso on-line. Non importa che la “vittima” ne sia uscita pulita (con un’assoluzione nel caso di un procedimento penale, ad esempio): spesso gli articoli “accusatori” rimangono in rete mentre le assoluzioni non vengono neanche pubblicate. Quando una storia si “sgonfia”, per usare un termine giornalistico, questa non viene più presa in considerazione dalla rettifica. Insomma a nessuno interessa “sgonfiarla”. Tuttavia articoli lesivi della reputazione di un dato soggetto rimangono fermi on-line, per sempre. World-Check ammette di prendere informazioni anche dalla rete, ma come sappiamo queste non sempre sono aggiornate né affidabili. Il problema è quindi concreto. Immaginiamo un problema giudiziario risalente ad una decina di anni prima. Come può influenzare l’apertura di un conto in banca dopo tutto il tempo che è passato? Il soggetto ha diritto, anche qualora fosse stato giudicato colpevole, di tornare normalmente in società una volta scontata un’eventuale pena.

Altro problema: la confidenzialità

World-Check ha un altro elemento che può creare non pochi problemi: chi viene schedato non ne è a conoscenza. La società non avvisa il malcapitato. Ne risulta che un imprenditore può vedersi sottratta qualsiasi possibilità di rimettersi in gioco, dopo una brutta vicenda saldata con la giustizia, senza nemmeno comprenderne il motivo. Magari per un vecchio articolo rivelatosi non aggiornato, non corretto, eppure presente in rete. Questo, è evidente, è profondamente ingiusto. Un istituto di credito non è solito dare spiegazioni sul perché prende determinate decisioni. Ne consegue che chi cade nella rete di del database può riscontrare grossi problemi per 17 lungo tempo, anche perché le banche generalmente non comunicano l’eventuale utilizzo di questo software. Solo con un’indagine più approfondita si può scoprire il misfatto.

Come se i problemi non fossero finiti, un’altra falla affligge il Database. Un problema di sicurezza dei dati personali in esso contenuti. È già avvenuta una fuoriuscita dei dati che ha portato un utente a possedere una copia di World-Check e di tutti i dati in esso contenuti aggiornato al 2014. Ovviamente il fatto che un database con informazioni così personali possa essere eluso nella sicurezza rilasciando informazioni in rete, è di per sé gravissimo. Un altro problema che la Thomson Reuters ha dovuto affrontare e che potrebbe ripetersi in futuro, perché oltre al danno si aggiungerebbe la beffa di vedere i propri dati sparpagliati per il web.

ALTRO PROBLEMA. WORLD CHECK: IL DATABASE CHE SA TUTTO DI TE, MA TU NULLA DI LUI!

Nato negli anni 2000 da un’idea del gigante dell’informazione finanziaria Thomson Reuters e ormai utilizzato da quasi la totalità degli Istituti di Credito per verificare l’affidabilità dei propri clienti, World Check è considerato il “Grande Fratello” attraverso il quale spiare la storia della propria futura potenziale clientela. La Thomson Reuters è quella che si definisce una società di “due-intelligence”, ovvero una società specializzata nell’analisi dei rischi che imprenditori, ma soprattutto banche, possono trarre dal business con persone considerate a rischio da un punto di vista economico, per, ad esempio, il loro passato con la giustizia. Il Database raccoglie infatti informazioni relative a riciclaggio, truffa, criminalità, insolvenza, traffico di armi, corruzione e/o comunque qualsiasi procedimento giudiziario che possa essere un indizio di inaffidabilità delle persone coinvolte. Questi dati provengono da fonti pubbliche quali Tribunali, Questure, Dipartimenti di Pubblica Sicurezza, ma anche da giornali, media e da una semplice ricerca su Google. Una raccolta per certi versi utile, ma tuttavia non conforme alle norme sulla Privacy e utilizzo dei dati personali da cui siamo tutelati all’interno della Comunità Europea, se si pensa che cittadini italiani si sono visti rifiutare l’apertura di un conto corrente sulla sola base di un link di Google contenente una notizia datata o magari neanche veritiera sul loro passato, oggetto di un report World Check. Una volta inserite nel Database infatti, le informazioni rimangono spesso nel portale senza subire variazioni date da aggiornamenti successivi, quali ad esempio notizie di assoluzione o archiviazione in caso di procedimenti giudiziari o dalla applicabilità del Diritto all’Oblio, ovvero del diritto della persona a non vedersi più associata a fatti pregressi che non corrispondono più a un diritto di cronaca e ad un pubblico interesse. Tutto ciò è possibile in quanto, pur redigendo dei report su cittadini italiani ed europei (si dice che siano oltre 90.000 gli italiani presenti nel data base), la società ha sede all’estero con server collocati in zone franche, che le consentono pertanto di andare ben oltre i ristretti confini della tutela della Privacy, come noi la conosciamo. Se volete verificare se il vostro nominativo è iscritto nel database World Check o se vi hanno rifiutato l’apertura di un conto corrente presso un Istituto di Credito senza fornire spiegazioni, potete rivolgervi a Tutela Digitale che oltre a darvi conferma in merito alla presenza di un report World Check a vostro carico, si occupa di verificare le fonti e negoziare la modificazione del report World Check.

CONSIDERAZIONI DI SINTESI E CONCLUSIVE RITENGO CHE UN’ OTTIMA ALTERNATIVA A WORLDCHECK, PER MISURARE LA REPUTAZIONE INCONTROVERTIBILE1 E STIMARE OGGETTIVAMENTE IL CORRELATO GRADO DI FIDUCIA MERITATO SIA:  PROPORRE ALLE CONTROPARTI NEI RAPPORTI OBBLIGATORI DI ADERIRE ALLA STRATEGIA NAZIONALE DI QUALIFICAZIONE REPUTAZIONALE DOCUMENTATA E TRACCIABILE, OPERATIVA CON LA CORRELATA PIATTAFORMA DIGITALE ITALIA VIRTUTE2-3 PER RICHIEDERE IL PROPRIO RATING CROP NEWS4. PERTANTO SI ALLEGA LA PROPOSTA DI CONVENZIONE PUBBLICO

PERTANTO SI ALLEGA LA PROPOSTA DI CONVENZIONE PUBBLICO-PRIVATA5 FORMULATA DALL’ASSOCIAZIONE NON PROFIT CROP NEWS – Cronache Reputazionali Oggettive Personalizzate4, EDITORE DELL’OMONIMO PERIODICO ONLINE, D’INTESA CON ORDINI PROFESSIONALI DEL SETTORE ECONOMICOGIURIDICO, ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI DI CATEGORIA, ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI, SINDACATI DEI LAVORATORI:

Enti / imprese invece di fare ricorso alle schedature fornite da WORLD CHECK – con le criticità che ha dimostrato di avere (alla luce delle inchieste in atto di cui ai superiori punti 1. e 2., pagg. 2-5) e che potrebbe violare l’art. 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani6 che ispira l’operatività delle maggiori imprese tra cui, ad esempio, BANCA INTESA7 – possono proporre alle rispettive controparti (es. clienti, dipendenti, fornitori, partner) nei rapporti obbligatori di

 

Tags: World Check
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