Dietro i numeri di una crescita social esponenziale e un’immagine che cattura quotidianamente l’attenzione di milioni di follower, si nasconde una giovane donna con un’ambizione che va ben oltre lo schermo di uno smartphone. Questa creator, esplosa rapidamente sul web grazie al suo innegabile fascino e a una fisicità che non ha mai avuto paura di valorizzare, si trova oggi di fronte al salto più affascinante e complesso della sua carriera: la transizione dal mondo digitale a quello del cinema.
Ciò che colpisce immediatamente di lei non è solo la presenza magnetica, ma la sua straordinaria voglia di fare e di mettersi in gioco. Consapevole di avere il controllo totale sulla propria identità virtuale, ha scelto coraggiosamente di rimettersi in discussione, accettando di ripartire quasi da zero pur di inseguire il sogno della recitazione. Non si accontenta della “comfort zone” dei social network o di farsi rinchiudere nello stereotipo della ragazza bellissima e formosa; desidera invece esplorare la propria vulnerabilità, affidando il suo corpo e la sua espressività alla visione di un regista per dare vita a personaggi complessi, imperfetti, tormentati e lontani da sé.
Con grande maturità, riconosce i pregiudizi dell’industria cinematografica verso chi nasce sul web. Per questo, non cerca scorciatoie: sta affrontando un rigoroso percorso di studio tecnico – dalla dizione all’interpretazione emotiva – puntando a conquistare la sua credibilità sul set. Ispirandosi a icone come Monica Bellucci e Charlize Theron, che hanno saputo slegare il proprio talento da un’immagine inizialmente legata soprattutto alla bellezza estetica, è pronta a spogliarsi della perfezione patinata dei social.
Il suo obiettivo è chiaro: usare la grande popolarità come chiave per garantirsi un’opportunità, ma dimostrare con lo studio, il talento e il coraggio che oltre l’apparenza c’è un’attrice vera, pronta a trasformare i “like” in autentici applausi.

Da star dei social ad aspirante attrice: qual è la sfida psicologica e professionale più grande che stai affrontando in questo cambio di rotta?
La sfida più grande è accettare di ripartire, almeno in parte, da zero. Sui social ho costruito negli anni una mia identità, conosco il mio pubblico e so come comunicare. La recitazione, invece, mi mette davanti a qualcosa che non posso controllare completamente: posso studiare, prepararmi e impegnarmi, ma poi devo dimostrare sul campo quello che valgo. È una sfida che mi spaventa, ma proprio per questo mi stimola. Non voglio essere scelta soltanto perché sono già conosciuta: voglio conquistarmi la credibilità come attrice.
Il tuo aspetto fisico e le tue forme attirano un’enorme attenzione quotidiana. Temi il rischio che l’industria cinematografica cerchi di incastrarti esclusivamente in ruoli stereotipati o da “sex symbol”?
Sì, è un rischio di cui sono assolutamente consapevole. Il mio aspetto fa parte di me e non ho mai avuto problemi a valorizzarlo, ma non voglio che diventi un limite. Mi piacerebbe poter interpretare una donna fragile, tormentata, ironica, cattiva, goffa, elegante o completamente lontana dall’immagine che le persone hanno di me. Se un ruolo richiede sensualità, non lo rifiuto per principio, ma vorrei che fosse una scelta narrativa e non l’unica cosa che si pensa io possa fare.

Nel mondo dello spettacolo c’è spesso un forte pregiudizio verso chi nasce sui social. Come intendi dimostrare ai direttori del casting e ai critici che c’è molto oltre l’apparenza?
Con il lavoro. Non credo che basti dire “sono più di quello che mostro sui social”: devo dimostrarlo. Voglio studiare recitazione, lavorare sulla voce, sul corpo, sull’espressività e accettare anche di essere criticata. La popolarità può aprirmi una porta, ma non può recitare al posto mio. Alla fine, davanti a una macchina da presa, il pubblico deve dimenticare per qualche minuto quanti follower ho.

Sui tuoi profili hai il controllo totale della tua immagine. Come vivi l’idea di rinunciare a questo controllo e affidare il tuo corpo e la tua espressività alla visione di un regista?
È una delle cose che mi affascina di più e che, allo stesso tempo, mi mette maggiormente alla prova. Sui social decido praticamente tutto: come apparire, cosa mostrare e cosa non mostrare. Sul set, invece, devo fidarmi di un’altra persona e mettere la mia sensibilità al servizio di una storia. Credo che sia proprio questa perdita di controllo a rendere la recitazione così interessante. Naturalmente fidarsi non significa rinunciare ai propri limiti o alla propria dignità: significa trovare un linguaggio comune con il regista.
Sei abituata agli sguardi di milioni di persone. Che differenza c’è, a livello emotivo, tra lo sguardo dei follower attraverso lo smartphone e l’obiettivo di una macchina da presa cinematografica?
È uno sguardo completamente diverso. Sui social lo sguardo è immediato e spesso legato all’apparenza: una persona scorre, guarda, mette un like e passa oltre. La macchina da presa, invece, può cercare qualcosa che va molto più in profondità. Può mostrare una paura, un dubbio, una fragilità anche senza una parola. Ed è proprio questo che voglio imparare: non limitarmi a essere guardata, ma imparare a comunicare qualcosa attraverso quello sguardo.
Oltre al classico ruolo della “ragazza bellissima e formosa”, qual è il personaggio o il genere cinematografico in cui sogni di misurarti?
Mi piacerebbe tantissimo interpretare un personaggio drammatico, magari una donna molto lontana da me, anche fisicamente e psicologicamente. Un personaggio imperfetto, con delle contraddizioni, magari qualcuno che all’inizio il pubblico giudica in un modo e che poi scopre essere completamente diverso. Mi attirano i ruoli che costringono l’attore a togliersi di dosso la propria immagine e a diventare qualcun altro. Sarebbe la sfida più grande e probabilmente anche la più gratificante.
La recitazione richiede una vulnerabilità profonda, lontana dalla perfezione che spesso si ostenta sui social. Che tipo di preparazione o studio stai affrontando?
Sto cercando di affrontarla con serietà, perché non penso che basti avere presenza scenica o essere disinvolta davanti a una telecamera. La recitazione richiede tecnica. Voglio lavorare sulla dizione, sulla voce, sull’espressività, sull’uso del corpo e soprattutto sull’interpretazione emotiva. Ma sto imparando anche ad accettare l’idea di non dover essere sempre perfetta. Anzi, credo che proprio le imperfezioni siano spesso ciò che rende un personaggio credibile.
Ci sono attrici che hanno saputo slegarsi dalla sola immagine fisica per farsi apprezzare per il talento, a cui ti ispiri?
Sì, mi affascinano molto le attrici che hanno saputo trasformare un’immagine iniziale molto forte in qualcosa di molto più complesso. Penso, per esempio, a Monica Bellucci, che ha saputo essere un’icona di bellezza senza rinunciare a ruoli anche intensi e drammatici. Ma guardo anche ad attrici come Charlize Theron, che ha dimostrato quanto sia importante avere il coraggio di allontanarsi dalla propria immagine più riconoscibile. Mi piacerebbe prendere da loro soprattutto la libertà di non essere imprigionata in un’unica definizione.
Come rispondi a chi insinua che le produzioni cinematografiche potrebbero essere interessate a te solo per sfruttare la tua popolarità e il tuo aspetto fisico?
È una possibilità che può esistere, e non mi scandalizza. Sarebbe ingenuo pensare che nel cinema la popolarità non abbia alcun peso. Però io posso controllare soltanto quello che faccio dopo essere entrata in una stanza. Se una produzione mi chiama anche perché ho un seguito, lo considero un’opportunità. Ma poi voglio essere giudicata per quello che riesco a fare davanti alla macchina da presa. La notorietà può portarti al provino; non dovrebbe garantirti il ruolo.
Pensi che i follower che oggi ti seguono principalmente per il tuo aspetto e i tuoi contenuti social saranno pronti a pagare un biglietto per vederti interpretare una persona completamente diversa da te?
Non tutti, e penso sia normale. Una parte del pubblico mi segue proprio per l’immagine che ho costruito online, quindi è inevitabile che alcuni possano essere sorpresi nel vedermi in un contesto completamente diverso. Però spero che sia proprio questa la cosa bella: dare loro un motivo per conoscermi anche sotto un’altra prospettiva.












