MILANO – C’è un filo che lega ogni edizione del Trofeo Alberto Pellegrino: la storia. Una storia fatta di passione, disciplina, talento trasmesso di generazione in generazione. E quest’anno, nella splendida cornice della Sala di Scherma della Società del Giardino di Milano, quell’eredità sportiva ha trovato un nuovo interprete: Dario Remondini, atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, che ha conquistato la 27ª edizione del celebre trofeo al termine di una delle finali più combattute degli ultimi anni.
Un assalto concluso all’ultima stoccata, sul filo dell’equilibrio, con un punteggio finale di 14-13 ai danni di Fabrizio Di Marco, talento emergente del Circolo Schermistico Forlivese. Due giovani “classe 2002”, simboli di una nuova generazione di schermidori che unisce tecnica, velocità e maturità tattica.
Ma la giornata milanese non è stata soltanto competizione: è stata anche memoria, identità, radici. Durante la cerimonia iniziale, infatti, il pubblico ha tributato un commovente omaggio alla veterana di spada Elisa Segnini Bocchia, figura storica della scherma italiana, ricordata come atleta, coach, mentore e donna di grande eleganza sportiva. La sua presenza simbolica, celebrata come “campionessa onoraria” dell’edizione, ha aggiunto un valore emotivo profondo alla kermesse.
Un Trofeo con 140 spadisti: Milano capitale della scherma
Sono stati 140 gli atleti a salire in pedana, provenienti da tutta Italia, confermando il Trofeo Pellegrino come uno degli appuntamenti più affollati e prestigiosi del circuito Assoluti.
La Sala della Società del Giardino, con il suo fascino storico, ha trasformato Milano in un’arena vibrante di energia. Ogni pedana è diventata un teatro di intensità: stoccate, contrattacchi, avanzamenti millimetrici, silenzi improvvisi e applausi esplosivi. Un ambiente perfetto per un trofeo che, anno dopo anno, continua a catturare l’attenzione di tecnici, appassionati e giovani promesse.
Tra i protagonisti del tabellone finale, oltre ai due finalisti, non sono mancati nomi di spicco e volti emergenti:
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Alessandro Poli (Bernardi Ferrara), medaglia di bronzo, classe 2005, una delle migliori promesse della spada italiana.
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Edoardo Munzone (Fiamme Oro Roma), bronzo condiviso, atleta esperto, noto per la sua costanza di rendimento.
A completare la lista dei top 8:
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Marco Francesco Locatelli (Polisportiva Scherma Bergamo)
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Pierluigi Canettoli (Giulio Verne Scherma)
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Gianluca Casaro (Scherma Treviso – M° Ettore Geslao)
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Edoardo Trabucco (Circolo Scherma Castelfranco)
Una rosa che testimonia la ricchezza tecnica e geografica della scherma italiana, oggi più viva che mai.
La finale: tecnica, nervi e cuore
La finale Remondini–Di Marco è stata uno di quegli assalti che gli appassionati ricordano a lungo. Entrambi protagonisti di un percorso impeccabile, sono arrivati all’ultimo atto con un atteggiamento da veterani.
Remondini, noto per la sua scherma pulita, precisa, scientifica, ha impostato una strategia centrata sul controllo della distanza e sulla stoccata in tempo.
Di Marco, invece, ha costruito la propria gara sulla varietà tattica: avanzamenti improvvisi, cambi di ritmo, affondi veloci.
Il punteggio è rimasto in equilibrio dall’inizio alla fine. Sul 13-13, la tensione era palpabile. La Sala del Giardino tratteneva il respiro. La stoccata decisiva è arrivata con un’iniziativa di Remondini che, sfruttando una minima esitazione dell’avversario, ha piazzato il colpo della vittoria.
Una vittoria meritata ma sofferta, che conferma il talento di un atleta destinato a crescere ancora.
Il ricordo della veterana Elisa Segnini Bocchia: la campionessa che ha fatto grande la scuola italiana
Durante l’evento, prima dell’inizio delle finali, è stata dedicata una lunga e sentita commemorazione alla veterana Elisa Segnini Bocchia, figura storica della scherma italiana. La Segnini Bocchia, negli anni, aveva saputo incarnare lo spirito stesso di questo sport: rigore, eleganza, sacrificio e amore autentico per la pedana.
Non si è trattato di un semplice ricordo istituzionale, ma di un vero abbraccio del mondo della scherma nei confronti di una donna che aveva lasciato un segno come atleta, istruttrice e riferimento umano.
Un breve video, applausi lunghissimi e le parole del presidente della Società del Giardino hanno reso omaggio alla sua eredità:
“Elisa non è stata soltanto una spadista fortissima. È stata un esempio.
Ci ha insegnato che la scherma è prima di tutto disciplina, rispetto e ricerca della propria verità tecnica.”
Nella cerimonia, il suo nome è stato inserito simbolicamente come “Campionessa onoraria della memoria” per l’edizione 2025 del Trofeo Pellegrino.
Un gesto forte, profondamente sentito, che ha confermato quanto la scherma italiana sappia ancora coltivare e rispettare la sua storia migliore.
Una scuola italiana in continua crescita
L’edizione di quest’anno ha messo in luce soprattutto un dato: l’Italia della scherma continua a crescere.
Nuovi club si affacciano sul panorama nazionale, nuove generazioni entrano in pedana con una qualità tecnica impressionante, e i grandi centri – come Milano, Roma, Bologna, Treviso, Bergamo – alimentano un vivaio che sembra inesauribile.
La Federazione lavorava da anni per ampliare partecipazione, qualità e formazione. E i risultati si vedono:
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più giovani nelle categorie Cadetti e Giovani
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un numero crescente di gare
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l’ingresso di tecnologie avanzate per l’analisi tecnica e video
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maggiore presenza nelle competizioni internazionali
Il Trofeo Pellegrino, in questo contesto, rimane un laboratorio perfetto: atleti esperti e giovanissimi si confrontano su pedane prestigiose, davanti ad allenatori di livello internazionale.
Milano capitale della scherma per un intero weekend
La kermesse non si è conclusa con la gara di spada maschile. Oggi, domenica 30 novembre, sarà il turno delle competizioni di sciabola:
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14ª edizione del Trofeo Giardino – sciabola maschile
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18° Trofeo Acquamarina – sciabola femminile
Due appuntamenti che promettono spettacolo, adrenalina e un nuovo duello tra talenti emergenti e campioni consolidati.
Il movimento della sciabola italiana, infatti, vive una fase di grande splendore: tecnici giovani, nuove metodologie e un livello agonistico altissimo.
Un trofeo che unisce generazioni
Uno degli elementi più affascinanti del Trofeo Pellegrino è proprio questo: la capacità di far incontrare generazioni diverse.
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i veterani che portano esperienza
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gli atleti nel pieno della maturità agonistica
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i giovani “classe 2004-2007” che fanno vedere lampi di talento purissimo
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i tecnici che da decenni formano campioni
La cerimonia dedicata a Elisa Segnini Bocchia ha amplificato questa sensazione: la scherma è uno sport che vive nel presente, ma respira nel passato, nelle storie, nelle figure che hanno contribuito a costruirlo.
La 27ª edizione del Trofeo Alberto Pellegrino non è stata soltanto una gara: è stata una celebrazione del valore umano e sportivo della scherma italiana.
Dario Remondini ha scritto il suo nome nell’albo d’oro con una finale straordinaria, Fabrizio Di Marco ha dimostrato di essere tra le migliori promesse della disciplina, e i tanti atleti presenti hanno dato vita a un evento di altissimo livello.
Ma sopra ogni cosa, la giornata ha ricordato che la scherma è memoria, tradizione, passione.
E che figure come la veterana Elisa Segnini Bocchia, ricordata come “campionessa onoraria” della manifestazione, continueranno a vivere in ogni assalto, in ogni giovane spadista che sale in pedana per provare a superare i propri limiti.
Milano, ancora una volta, ha reso onore a questa storia.
E il Trofeo Pellegrino continua a dimostrare perché è uno degli appuntamenti più importanti del calendario nazionale.












