Secondo il Forum H2O, che da mesi dichiara di avere accesso allo studio, le contestazioni presentate contro i vincoli sarebbero prive di fondamento. Il movimento ambientalista parla apertamente di “operazioni di distrazione dai reali pericoli per l’incolumità pubblica”, criticando la scelta di alcune amministrazioni di ricorrere al Tar: “È incredibile – affermano – vedere difendere interessi edilizi in aree che potrebbero essere invase dall’acqua con piene di grande intensità”.
Cosa dice lo studio universitario
La relazione degli ingegneri incaricati non si limita a valutare le mappe storiche delle piene, ma integra modelli aggiornati e considera anche l’impatto di opere idrauliche già operative, come parte delle vasche di laminazione in fase di realizzazione a Manoppello.
Secondo i ricercatori, tuttavia, anche a lavori completati l’effetto di mitigazione sarebbe modesto e circoscritto alle zone immediatamente a valle.
Uno dei punti più rilevanti riguarda la revisione delle stime delle portate di piena:
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la piena duecentenaria del Pescara è stata ricalcolata oltre 1.800 mc/s
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la piena cinquecentenaria supera i 2.200 mc/s
Per confronto, la piena del 1992 — che provocò vittime e ingenti danni — raggiunse appena 1.100 mc/s, cioè molto meno del potenziale massimo atteso. Numeri che, secondo il Forum H2O, mostrano chiaramente la fragilità della città di Pescara e dell’intera Val Pescara.
La posizione del Forum H2O
Augusto De Sanctis definisce “sconcertanti” i ricorsi presentati da alcuni enti locali: “Si parla di scelte immotivate, ma l’autorità di bacino si è basata su uno studio accuratissimo. È grave pretendere nuove costruzioni o grattacieli proprio dove i modelli mostrano che il fiume può arrivare durante le piene più estreme”.
Il Forum richiama anche i dati Ispra, secondo cui oltre metà del territorio comunale di Pescara è già cementificato, e invita le amministrazioni ad assumersi responsabilità reali invece di alimentare controversie: “Gli enti dovrebbero pubblicare integralmente lo studio sul proprio sito, così da rendere i cittadini consapevoli dei rischi reali che gravano sul territorio”.
Una questione che riguarda la sicurezza collettiva
Mentre alcuni amministratori denunciano la rigidità dei vincoli idrogeologici, l’organizzazione ambientalista ricorda che in Italia troppo spesso si interviene solo dopo tragedie causate da alluvioni, e che le scelte urbanistiche dovrebbero partire da una valutazione oggettiva dei pericoli: “Qui si gioca una partita essenziale per proteggere la vita delle persone”.












